Continua la caccia al quinto uomo del commando che partecipò al raid per vendicare la morte di Nicholas. Un ragazzo di 17 anni ucciso da una coltellata che non gli ha lasciato scampo. Nel silenzio degli imputati.

A poco più di tre settimane dalla sentenza che ha condannato a 9 anni i fratelli Carfora e a 7 anni e 10 mesi Giovanni Ammendola e Raffaele Iovine, emergono nuovi particolari nelle motivazioni firmate del giudice Miranda del tribunale di Torre Annunziata.

Il commando, partito dal capezzale di Nicholas all’ospedale San Leonardo di Castellammare, era deciso a vendicare a ogni costo la morte del 17enne. Con due auto, una Polo e una Yaris, sono arrivati prima sotto casa di Maurizio Apicella, in via Volte. Poi in via Pasquale Nastro, nei pressi dell’abitazione dell’amico Vincenzo Donnarumma. Nelle auto c’erano i fratelli Antonio e Giovanni Carfora, Giovanni Ammendola e Raffaele Iovine. Oltre a loro, anche una quinta persona, tuttora non identificata.

Nei fotogrammi analizzati da carabinieri e Polizia non ci sono elementi in grado di risalire all’identità. Solo qualche dettaglio, emerso nel corso dell’interrogatorio a Giovanni Ammendola: “Non so la quinta persona chi fosse – ha spiegato agli inquirenti -. Era robusta aveva un cappello, non ha mai parlato ed era a bordo della polo lato conducente dietro di me”.

Silenzi anche da parte degli altri componenti del gruppo, i quali hanno “ammesso fatti e responsabilità solo dopo la sentenza di Cassazione sulla loro permanenza in carcere e comunque non hanno fornito elementi ulteriori oltre a quanto già conosciuto”, ha scritto il giudice Miranda nelle motivazioni della sentenza di condanna.

Una vendetta che poteva macchiare ancor di più la scia di sangue e terrore di quella notte a Gragnano. La vittima però, diventato bersaglio per caso, riuscì a sottrarsi alla morte. A differenza di Nicholas, la cui vita è stata spezzata a soli 17 anni.

il retroscena

Il processo