“Nessuna causale mafiosa o guerra tra clan, è stato uno scontro tra coetanei giovanissimi, sfociato in una legittima difesa”. E’ quanto ha affermato Carlo Taormina, l’avvocato che assieme a Giuliano Sorrentino e Francesco Romano, difendono Maurizio Apicella e Ciro Di Lauro. I due sono accusati di aver ucciso Nicholas Di Martino con una coltellata che gli ha reciso l’arteria femorale, e di aver ferito gravemente con sei coltellate suo cugino Carlo Langellotti.

Oggi presso la Corte d’Assise di Napoli si è svolta l’udienza per stabilire la verità sulla notte di sangue che ha sconvolto Gragnano.

In aula il tenente Andrea Riccio dei carabinieri di Castellammare ha ricostruito i rapporti con i clan del territorio. Tra questi anche gli Apicella e i Carfora. Una descrizione che racconta di come Nicholas, incensurato, fosse stato fermato per un normale controllo dai carabinieri di Gragnano, in compagnia di Rosario Di Martino, allora minorenne, ultimogenito dei figli di Leonardo Di Martino, detto “’o liòn”, il boss dei Monti Lattari catturato dopo anni di latitanza tra le montagne di Juvani. Oltre a Rosario, fornite le descrizioni dei suoi fratelli, Antonio, Vincenzo, Michele e Fabio, tutti coinvolti a vario titolo in affari illeciti.

L’attenzione si è poi spostata sui precedenti di Maria Carfora, la mamma di Nicholas, e sui cugini del giovane 17enne, Antonio e Giovanni Carfora, figli di Nicola “’o fuòc”, condannato all’ergastolo per l’uccisione di Michele Cavaliere nel 1996, un noto commerciante di Gragnano che si era opposto al pizzo.

Infine, un riepilogo sulle vicende che ruotano attorno alla famiglia Apicella, tra spaccio di droga, attentati incendiari ad un bar di Lettere, compiuti da Maurizio e Dario Apicella, sotto l’egida del padre, Rossano, attualmente detenuto nel carcere di Ariano Irpino. E proprio grazie ai carabinieri della cittadina dell’avellinese è stato ricostruito il legame che collega gli Apicella a Salvatore Pio Pennino, il giovane che subito dopo la morte di Nicholas, subì la ritorsione per mano dei Carfora, scampando anch’egli miracolosamente alla morte. Nel giorno del compleanno di Rossano Apicella, nel 2019, esplose dei fuochi d’artificio dinanzi al carcere in cui il ras era – ed è – detenuto.

Tutti particolari che descrivono un groviglio di clan che per la sete di potere hanno seminato il terrore in tutta l’area dei Monti Lattari. Non secondo l’avvocato Taormina: “Il tentativo del Pm Cimmarotta di ricondurre la disgrazia a scontri tra clan camorristici sta progressivamente naufragando. I Carabinieri hanno dichiarato in udienza, come già avevano fatto i rappresentanti della Polizia di Stato, che non è emerso alcun collegamento tra il fatto omicidiario e questioni di criminalità organizzata”.


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