GRAGNANO. Rapinò almeno tre donne sole e indifese, agendo sempre di sera tra Gragnano e Sant’Antonio Abate: i giudici del Tribunale di Torre Annunziata hanno condannato a 6 anni di reclusione Giuseppe Bene, il 23enne di Castellammare di Stabia (in foto), che per l’accusa sarebbe stato pronto a “tappare la bocca” alle sue vittime al minimo accenno di reazione. Messo a segno il colpo, il rapinatore si dava poi alla fuga in sella ad uno scooter. Al giovane, i giudici hanno inoltre inflitto una multa di 2mila 400euro e la pena accessoria dell’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici. Il bandito agì indisturbato tra maggio e novembre 2014: all’epoca, Giuseppe Bene era relegato agli arresti domiciliari.

IL PRETE. “Sì, ho avvicinato le tre donne vittime di rapina che dovevano testimoniare contro Giuseppe nel processo. Non volevo condizionarle: ho solo chiesto che riflettessero, che fossero sicure di indicare la persona giusta. E lo rifarei, perché la mia è una missione pastorale”. La sentenza contro Bene potrebbe aprire un’incredibile inchiesta parallela, stavolta a carico del classico “prete di frontiera”. E’ Don Vincenzo Sansone, il 76enne parroco della chiesa di Santa Maria Goretti, in via Fontanelle, nel cuore della periferia stabiese. Le sue dichiarazioni, riportate da ilmattino.it, hanno fatto scalpore.

Il sacerdote, molto attivo nel sociale all’interno dei rioni vessati dai clan, si sarebbe messo sulle tracce delle tre donne che avevano effettuato il riconoscimento del rapinatore. La posizione del prete resta al vaglio della Procura. Don Vincenzo, infatti, rischia di essere indagato per induzione alla falsa testimonianza. “Mi possono anche denunciare, sono pronto ad affrontare la sfida. Chi agisce, rischia. E io sono pronto a rischiare per le cause che ritengo giuste”, il commento in merito del sacerdote.