Sono passati più di mille giorni senza Alessandro. Senza il sorriso di un ragazzo di 13 anni, strappato alla vita da un assurdo gioco di persecuzioni. Tre anni dopo una delle tragedie che più hanno scosso la comunità di Gragnano, resta ancora aperta la ricerca della verità sulla morte del giovane, precipitato dalla finestra di casa.

"1095 giorni senza te, senza il tuo sorriso, la tua voce, il tuo calore, i tuoi abbracci. Una sola telefonata, una soltanto, e tu saresti ancora qui, nel mio abbraccio che ti avrebbe salvato", ricordano mamma Katia e papà Nello. Ogni giorno, nonostante la vita vada avanti, il pensiero è rivolto al loro unico figlio, mentre attendono il verdetto del giudice che dovrà stabilire chi dovrà affrontare un processo perché ritenuto responsabile della sua morte.

Secondo i genitori, Alessandro era profondamente turbato da episodi di bullismo e cyberbullismo. Il gesto estremo potrebbe essere stato innescato da uno scambio di messaggi nelle ore immediatamente precedenti alla tragedia. Una vicenda che coinvolge più persone, tra cui l’ex fidanzatina e la madre di quest’ultima. Proprio alcune intercettazioni tra loro due – la ragazza all’epoca minorenne non è imputabile – secondo l’accusa potrebbero rivelarsi decisive per chiarire le circostanze che portarono a quel dramma.

Un dramma per il quale non esiste perdono. "Non può esserci per chi, cinicamente e perfidamente, ha spento i tuoi occhi, la tua luce, il mio sole - dicono mamma Katia e papà Nello -. Non vivranno mai in pace per ciò che ti è stato tolto, perché il male lanciato nel mondo viaggia in cerchio, e il cerchio prima o poi si chiude, tornando a bussare alle vostre porte. Le bugie e le maschere sono ormai cadute: ogni messaggio cancellato, ogni parola detta nella speranza di non essere ascoltata, oggi ha una voce e una verità".

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