A pochi metri dalla Chiesa del Carmine c'è un micromondo incontaminato dove l'osservanza delle regole e il rispetto per gli altri sono all'ordine del giorno. Il Gruppo Scout Agesci, guidato dal capogruppo Aurelio Boffa, è un faro che illumina Torre Annunziata. 

Essere scout è una missione di vita basata su disciplina, solidarietà e rispetto per gli altri. Con lo scoutismo si apprende un codice morale e comportamentale da seguire rigorosamente, senza se e senza ma. Nonostante il nobile obiettivo di trasmettere a bambini e ragazzi un importante bagaglio di valori sociali e cristiani, si registra nel tempo un netto calo degli iscritti. Imputabile, secondo Boffa, alla crisi morale che ha travolto la città.

"Se la famiglia stessa, o meglio i genitori, non sono più capaci di veicolare certi valori, come potranno mai indirizzarli verso una proposta educativa valoriale come la nostra? Saranno i primi a non crederci e quindi a non dare troppa importanza alle attività che svolgiamo. Per questi genitori lo scautismo è al massimo un modo come un altro per permettere ai figli di avere un luogo di socializzazione o addirittura solo di intrattenimento. Per fortuna però c’è ancora una fetta di genitori che comprende ciò che facciamo e ci incoraggia nel nostro servizio".

Durante le attività i ragazzi sono incoraggiati a misurarsi con i propri limiti. Agli scout è richiesto di rinunciare a comfort e scorciatoie per favorire le esperienze di vita più varie, che vanno dall'escursionismo in montagna alla sopravvivenza in luoghi non propriamente agevoli. Aurelio Boffa è capogruppo scout dal 2006 e tante sono le sfide che ha affrontato insieme ai ragazzi.

"Diversi anni fa i più grandi decisero di voler fare un campo ad Israele per visitare la Terra Santa e dintorni, ripercorrendo i luoghi che aveva calcato Gesù nella sua vita pubblica: (Gerusalemme, Betlemme, il Giordano, monte Tabor, ecc..). Dovetti superare le opposizioni (anche comprensibili) dei genitori che non volevano far partire i propri figli preoccupati delle notizie dei kamikaze che si facevano esplodere nelle piazze o dei bombardamenti che c’erano tra israeliani e palestinesi. Decisi di caricarmi di tutta la responsabilità che ne derivava. Grazie a Dio andò tutto bene. I ragazzi parteciparono tutti e qualsiasi strada abbiano preso successivamente, sono sicuro non hanno mai dimenticato quell’esperienza".

Boffa racconta di lunghe chiacchierate intorno al fuoco, di incontri sotto le stelle e di difficoltà superate. Dall'emozione di accompagnare i malati nelle vasche di Lourdes all'indimenticabile Cammino di Santiago de Compostela.

"Dopo 7 giorni di camminate arrivai stremato. Entrando nella cattedrale provai una sensazione indescrivibile. C’era un canto particolare con una voce femminile, poi il profumo degli incensi, il gioco di luci ed il calore, tutto mi avvolse e poi mi “attraversò” e mi sentii come sollevato da tutte le fatiche. Sono sicuro che anche ai ragazzi accadde qualcosa di simile".

Per Aurelio dedicare la vita allo scoutismo significa spogliarsi di ogni egoismo per tendere la mano agli altri.

"La mia scelta è soprattutto cristiana. Siamo di passaggio su questa terra e dobbiamo fare qualcosa che non sia egoisticamente solo per noi stessi, se vogliamo seguire il Vangelo. Fare l’educatore scout è ciò che ho scelto io per adempiere tale scopo".


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