CASTELLAMMARE. “Temevo per mia figlia, stava da sola a Roma. Una volta mi arrivò per posta la foto di lei: era al centro sulle strisce pedonali. Intorno all’immagine, tante bare con la croce. Un’altra foto, solo di mia figlia, la trovai nel fodero della chitarra. Avevo suonato all’Anema e Core e prima in sala c’era anche lui: Raffaele Piccolo”. Cappello blu, sciarpa colorata, atteggiamento disinvolto, ma tanta sofferenza nelle sue parole. Si è presentato così ai giudici Guido Lembo (68 anni), lo chansonnier di Capri vittima di stalking – per i pm – da parte del poliziotto della postale di Napoli Raffaele Piccolo. Nella rete del presunto stalker, che si fingeva amico dei vip, anche l’attaccante della nazionale Fabio Quagliarella, che alla scorsa udienza raccontò in tribunale a Torre Annunziata di essere stato ceduto dal Napoli alla Juventus “per quelle accuse assurde di essere un camorrista, scritte in lettere anonime giunte anche al presidente De Laurentiis nella sede di Castelvolturno". A casa di papà Vittorio (parte civile a processo come il figlio e Guido Lembo), avvenuta la cessione di Quagliarella alla Juve, arrivò pure "una fotocopia con una bara e la mia foto sopra".

IL RACCONTO. “Prima di conoscere Piccolo – ha spiegato invece Guido Lembo ai giudici – ricevevo delle offese da una specie di sito, si chiamava ‘nsrtat. ‘Sei un cafone, non sai cantare’, cose del genere. E’ dopo aver incontrato il poliziotto che iniziarono ad arrivare le foto. Due messaggi su di me giunsero anche al sindaco di Capri, che mi chiamò preoccupato. Lo ero anche io. Piccolo mi diceva che era colpa di Robertino e Giacomo Di Salvia, due cantanti miei concorrenti. Col poliziotto feci amicizia, andai pure a suonare alla comunione del figlio. Una volta mia moglie gli diede mille euro per l’impegno nelle indagini, l’ho saputo solo dopo. Da quando denunciai alla polizia, non l’ho più sentito”.

L’AMICO DI QUAGLIARELLA. Tra i testi chiamati a deporre anche C.M., giovane disc jockey stabiese ed amico di Fabio Quagliarella: “Tutto è coinciso con la cessione di Fabio alla Juventus – ha spiegato in aula - . Mi arrivò una richiesta di amicizia via facebook da Giulio (altro amico dell’attaccante di Castellammare) con tanto di sua foto. Accettai senza problemi. Poi iniziarono messaggi strani tipo ‘sei un cretino, un cafone’. Andai da Giulio a chiedergli il perché e lui rispose di non avere facebook. Allora bloccai il profilo, ma dopo iniziarono le minacce con le mail o sul telefonino. Quando? Fabio era stato venduto dal Napoli – ha continuato il disc jockey - . Si sapeva che ero amico suo e che amavo il calcio. Nei messaggi si minacciava la famiglia di Quagliarella e anche io venivo minacciato: ‘prenditi paura quando vai per strada’ e ‘venduto’. Sì, una volta ho letto pure questo”. Presente in tribunale anche il papà del calciatore, Vittorio Quagliarella, già ascoltato in udienza. La sua precedente deposizione è stata acquisita agli atti del processo.


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