“Si ritiene che gli enti pubblici locali, nazionali e transazionali vadano esclusi dai soggetti ammessi ad ospitare i tirocini nell’ambito del Programma, vista l’impossibilità ad un successivo inserimento lavorativo”. Detta in altri termini: i Comuni, in primis, e tutti gli altri enti devono rinunciare a Garanzia Giovani.

Una vera e propria doccia fredda per gli amministratori locali arriva direttamente dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. A scrivere il “chiarimento” è il direttore generale per le politiche attive, i servizi per il lavoro e la formazione. Una precisazione, scritta il 3 aprile, che, seppur con molto ritardo rispetto all’attivazione del programma europeo di inserimento al lavoro, si sarà resa necessaria vista la mole di istituzioni pubbliche che hanno sottoscritto l’accordo. La lettera inviata dal dottor Pirrone, a capo del dipartimento ministeriale, si fonda su un principio molto importante: “Secondo l’articolo 97 della Costituzione, l’accesso agli impieghi presso la pubblica amministrazione deve avvenire mediante concorso”.

La nota, inoltre, è integrata con una specifica altrettanto rilevante: “Sebbene non risulti una norma che lo vieti, è da escludere la possibilità di tirocini quando c’è un legame di parentela tra tirocinanti e titolari delle imprese ospitanti”.

Insomma, nonostante il ritardo, il Governo italiano sta provando a mettere una toppa a quello che sarebbe potuto divenire un bubbone difficilmente gestibile, con migliaia di giovani fomentati a chiedere il successivo inserimento in ruoli per i quali si accingevano a fare pratica. Una pezza che, molto probabilmente, in questo periodo di campagna elettorale, non piacerà ai tanti amministratori che speravano in questa occasione per fare proseliti e voti.


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