Presso il rudere di Ciro a’ Mare al porto del Granatello della città di Portici, si è svolta l’iniziativa per promuovere la riapertura del ristorante, sostenuta dalle associazioni antiracket Panunzio ed Ercolano per la Legalità.

È stato allestito un presepe antiracket attraverso riproduzioni di scene dell’antichità con arti e mestieri, la Natività è stata invece animata proprio in cima alla scalinata del rudere del ristorante. A seguire, una fiaccolata e diverse riflessioni portate alla luce da alcuni membri del movimento antiracket, dai parroci di Portici ed Ercolano, dagli artisti Gianfranco Gallo e Monica Sarnelli e dal presidente onorario della FAI Tano Grasso.

LA LETTERA. La vicenda di Ciro a’ Mare è diventata emblema della lotta contro la sopraffazione, una lotta lunga anche a causa del fallimento della vecchia amministrazione che col tempo ha contribuito a trasformare il ristorante in un rudere dismesso. Durante la manifestazione è stata letta da Raffaele Rossi la lettera protocollata il 19 novembre 2015 al Comune di Portici indirizzata al sindaco e ai consiglieri comunali sulla crono-storia del ristorante. “Nel corso degli anni – queste le parole della missiva – ci sono state varie autorizzazioni per poter ampliare la struttura ed infatti negli anni 80 ci fu l’ingrandimento del piano sopraelevato con il pagamento di oneri urbanistici, per il comune eravamo abusivi. Questa problematica si è protratta fino al 2010 anno in cui abbattemmo la sala superiore per metterci a norma. Durante la gestione del ristorante dal 2001 al 2009 siamo stati vittime di episodi delittuosi. Abbiamo subito una tentata estorsione della somma di 50 milioni delle vecchie lire con conseguente arresto dei delinquenti, successivamente ci fu lo scoppio di una bomba nell’ingresso del nostro locale che causò ingenti danni. Personalmente ho subito telefonate con minacce di morte e sono stato sparato in auto sotto casa, arrivando così al 4 gennaio del 2009 con l’attentato incendiario che ha devastato il nostro locale e le nostre vite”.


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Il presepe vivente antiracket

La petizione