Il Quarto Sistema tentò di uccidere Giorgio Scaramella per un video pubblicato sui social. E’ quanto emerge nelle novanta pagine dell’ordinanza firmata dal gip Giuseppe Sepe. Nell’operazione sono finite in manette 12 persone appartenenti al già citato Quarto Sistema e al clan Gallo-Cavalieri, in contrapposizione sul territorio di Torre Annunziata.

IL RAID. Scaramella, era finito nel mirino di Luca Cherillo, alias ‘o scagnat e Umberto Perna. I due, la mattina del 26 agosto del 2020, si presentarono al cimitero, al chiosco dei fiori di Rosa, la sorella della belva che scatenò l’omicidio di Maurizio Cerrato. I killer, entrambi a volto scoperto proprio per evidenziare la loro presenza sul posto, esplosero alcuni colpi d’arma da fuoco nei confronti di Scaramella che si andò a riparare ne bagno del chiosco.

Poi fu raggiunto da uno dei due e colpito con violenza più volte con il calcio della pistola. Degli impatti così violenti che gli hanno successivamente causato la perdita definitiva dell’occhio sinistro.

Trasportato all’ospedale San Leonardo di Castellammare sia Giorgio che Rosa provarono a minimizzare parlando di un incidente. Ipotesi scartata dagli agenti del commissariato di polizia che al chiosco dei fiori sequestrarono alcuni frammenti di un proiettile.

Ancor più fondamentali furono le intercettazioni nella camera del nosocomio stabiese. Giorgio spiegò a Rosa la dinamica dell’agguato prendendosela con gli “Specchini”, soprannome attribuito alla famiglia Perna. “Era solo un avvertimento, se volevano uccidermi potevano farlo con una botta in testa” riferì in un’intercettazione.

LE ACCUSE AGLI AGGRESSORI. Nel corso di un interrogatorio con gli inquirenti Scaramella rivelò anche chi fu l’autore dei tentati omicidi al genero di Gionta, Giuseppe Carpentieri, e a Salvatore Palumbo, ‘o maccato. L’uomo indicò in Luca Cherillo, ‘o scagnat per via del cambio di colorazione dei capelli, l’autore degli agguati che non andarono a buon fine. Anzi nel tentativo di far fuori Carpentieri fece anche arrabbiare Rosa Gallo, che abitava nel palazzo attiguo, perché non era stata avvertita e poteva mettere in cattiva luce suo figlio Michele Colonia, anche lui facente parte del clan Gallo-Cavalieri e colpito dall’ordinanza odierna.

IL MOTIVO. Da più rivelazioni è emerso che il raid fu comandato per un video di offese di Giorgio Scaramella a Luca Cherillo e non per la sua appartenenza alla cosca. Nella clip la belva dell’omicidio Cerrato screditava la figura di Umberto Perna, rivelandone la vera identità paterna. Da qui nacque una diatriba con le donne vicine al Quarto Sistema e la ritorsione. Un agguato per un futile motivo. Proprio per questo motivo il gip non ha incluso tra le accuse la premeditazione dell’omicidio.


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