Lo scorso venerdì 2 ottobre, presso il Liceo artistico ‘De Chirico’ di Torre Annunziata, si è svolta la presentazione del libro ‘Iside a Oplonti’ di Ottavio Ferrini, durante la quale è stata offerta agli spettatori un'eloquente spiegazione delle tesi sostenute dal professore nella sua opera. Secondo Ferrini, che vi ha condotto approfonditi studi artistici, la villa A di Oplonti non era realmente appartenuta a Poppea Sabina, seconda moglie dell'imperatore Nerone, ma probabilmente rappresentava un importante luogo liturgico adibito al culto della dea Iside, che si diffuse dall'Egitto a Roma e in tutto l'Impero durante il I secolo dopo Cristo.

Il professore ha fondato le sue ipotesi sull'analisi della simbologia isiaca e del culto egiziano dell'aldilà nascosta all'interno degli elementi artistici presenti nel sito archeologico. Dagli affreschi alle statue raffiguranti divinità sia esotiche che pagane, dalla forma di capitelli e colonne alla stessa conformazione architettonica degli spazi. “Tutto - secondo Ferrini - rimanda alla quasi totale certezza che i luoghi della villa avessero avuto un'originaria funzione religiosa”.

Un'altra ipotesi riguarda la possibile presenza di un tempio vero e proprio tra la villa A e la villa B, da sempre considerata un emporio commerciale di Lucio Crasso Terzo, ma che invece, nelle pagine di Ferrini, si rivela essere un probabile ‘ostello’ per sacerdoti, con funzioni complementari rispetto al sito A. “Molti elementi presenti sul territorio e su cui mi sono personalmente soffermato - afferma il professore - sono la prova inconfutabile della natura religiosa del sito e del suo legame con il culto egiziano di Iside”.

Ferrini, anche autore di un precedente libro sull'antica Oplonti, intitolato ‘Oplont(i)s, grande centro religioso’ (2005), in cui già si intravedevano legami tra il luogo e Iside Euploia, stavolta a livello etimologico, è stato accompagnato nel corso dell'evento dal preside del liceo Felicio Izzo, dalla professoressa Franca Cecora e da Vincenzo Marasco, presidente del Centro Studi Storico Niccolò D'Alagno. Ciascuno di essi ha posto l'accento su un aspetto del lavoro di Ferrini. Il preside Izzo si è congratulato con il docente per l'audacia dimostrata nel portare avanti tesi che non siano basate su studi prettamente archeologici, sostenendo che “la credibilità non deve essere una prerogativa di coloro che vengono chiamati convenzionalmente esperti”, mentre la professoressa Cecora, alla luce del suo insegnamento di lettere e discipline umanistiche, si è rivelata soprattutto “affascinata dal coinvolgimento emotivo del professore, che emerge completamente dalla sua scrittura”. Marasco, invece, ha evidenziato con piacevole sorpresa il legame tematico tra la prima e l'ultima opera del docente.

Ma la manifestazione non è stata incentrata solo sulla descrizione del libro: ad aprire l'evento sono state le foto di paesaggi torresi dello stesso Ferrini, appassionato anche di fotografia, che “traducono in poesia” i sentimenti che legano il professore alla sua tanto amata quanto misteriosa terra.

Alessia Santelia

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