Nuova udienza oggi, al Tribunale di Torre Annunziata, per Giuseppe Gallo, 38 anni, alias "Peppe 'o pazzo", il 'ras' di Boscotrecase dei "Gallo-Limelli-Vangone", accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al narcotraffico, armi, spaccio, lesioni aggravate e sequestro di persona a scopo estorsivo, nell'ambito del processo sulla presunta vendetta ordinata ai danni dei fratelli Gennaro e Carmine Buccelli, gestori di una delle tante piazze della droga al Piano Napoli. Un curriculum criminale di tutto rispetto, quello di Gallo, che si aggiunge ai reati per i quali il boss è già detenuto nel carcere di massima sicurezza di Cuneo. Per questo, l'imputato chiave assiste all'arringa difensiva di uno solo dei suoi avvocati, Michele Cerabona, collegato in video conferenza dal Piemonte. Ascolta attento il 'ras', non interviene, resta muto.

Il processo è risalente, roba vecchia ma pesante (uno stralcio della maxi-operazione 'Pandora Matrix" che, nel 2010, smantellò il mercato della droga e del racket tra Torre Annunziata, Boscoreale e Boscotrecase). E' l'ottobre del 1997, i fratelli Buccelli hanno un debito: 20 milioni di lire per una partita non pagata di 8 chili di hashish. Lì sarebbe scattata, secondo il pm della DDA di Napoli, Pierpaolo Filippelli, la vendetta di "Peppe 'o pazzo". Gennaro è gambizzato con due colpi di pistola. Carmine, il più piccolo dei due, viene sequestrato e torturato con un bagno d'acqua bollente. "Metodi colombiani, adottati non per soldi ma per mere questioni di principio" sostiene l'accusa, che alla precedente udienza del 9 dicembre chiese, al termine di una requisitoria di oltre due ore, la condanna di Giuseppe Gallo a 30 anni di carcere: il massimo della pena, nonostante le reiterate richieste dei suoi legali (una memoria in merito è stata consegnata anche oggi al Presidente del collegio della seconda sezione penale del Tribunale, Maria Rosaria Aufieri) di sospendere il processo, accertando "un disturbo psicotico grave" di "Peppe 'o pazzo", che tentò pure il suicidio in carcere, nella notte tra il 25 ed il 26 novembre scorso, salvato solo dal pronto intervento delle guardie penitenziarie.

Richieste sempre rigettate: fino ad oggi, per l'accusa e per i Giudici, il 'ras' dei Gallo è capace di stare in giudizio, oltre che compatibile col regime detentivo ordinario. La difesa del boss però insiste, chiedendo inoltre l'assoluzione di "Peppe 'o pazzo" da tutte le accuse. Soprattutto, ha sostenuto oggi in aula l'avvocato Cerabona, "non c'è prova del coinvolgimento di Giuseppe Gallo nel sequestro". La nuova tappa del processo il prossimo 14 aprile, quando l'accusa replicherà in Tribunale all'arringa difensiva.

in foto Giuseppe Gallo, alias "Peppe 'o pazzo"