Una manita del Liverpool spegne l’ardore di De Laurentiis? E’ questo l’interrogativo che si pongono centinaia di migliaia di tifosi napoletani che, dopo qualche giorno di riposo prima della figuraccia di Dublino, hanno riascoltato le dichiarazioni del patron partenopeo.

Poco prima del fischio d’inizio, è tornato infatti il “Vero-Falso” e con esso le polemiche in primis per il mercato, a detta di qualcuno deludente soprattutto nel reparto avanzato, ed in seconda battuta sulla questione stadio, da sempre teatro di scontro tra il suo club e l’amministrazione comunale, alle prese con una faticosa rincorsa per un restyling in vista delle Universiadi, ufficialmente in programma nel 2019, ma mai come questa edizione avvolte in un alone di mistero.

“Capisco che chi fa il tifoso non è dentro un club – esclama il patron -, così come il giornalista che però sugli acquisti possibili può lavorare in maniera più semplice, senza creatività che invece serve. Il tifoso vorrebbe sempre il fantacalcio perché lo diverte, è una cosa da bar. Poi che uno fallisca o meno interessa poco a loro, perché ne verrebbe un altro, dimenticano del fallimento e che io con umiltà sono ripartito dalla C. Così come dalla D inizierò col Bari. In realtà, io amo talmente il Napoli che tengo sempre il budget aperto tutto l'anno. Nonostante la crescita, l'ultimo anno ho perso 15 milioni e l'anno prossimo ne perderò altri. Bisognerebbe smetterla di non capire nulla di elementi economici e finanziari. Quando qualche stolto dice “hai intascato x da Jorginho perché non spende” dimenticando che abbiamo speso già di più, ma non abbiamo incassato perché si incassano in 3-4 anni e quelli che incassi vanno a finire nei bilanci. A volte chiudi così, a volte sei in un utile virtuale e paghi tasse a non finire che non recuperi. Il sottoscritto chiudeva secondo e giocava in Champions pure con Mazzarri con stipendi da 30 milioni di euro, oggi siamo quasi a 150 milioni! S'è quintuplicato! Ma non mi risulta si sia quintuplicato il fatturato. Un'altra cosa pure non mi piace: pare che solo chi vada allo stadio possa lamentarsi o giudicare, io li ringrazio ma sono 55mila al massimo e a noi ci seguono in 40 milioni ed abbiamo delle responsabilità. Quando leggo i tweet che mi mandano l'80% dice cose esatta, il 20% la fa fuori dal vaso ma è normale e non glielo impediamo".

Sotto con la questione stadio, al centro della discussione c’è il capo-gabinetto del Comune di Napoli, Auricchio, intervenuto negli ultimi giorni in radio per gettare acqua sul fuoco circa i lavori in fase di svolgimento al “San Paolo”: “Sono abituato alle bugie di Auricchio. E' uno che fatica a stare dove sta, aveva detto di avere 25 milioni di euro per i lavori un anno fa, sapendo del dissesto finanziario e pensando di riceverli dal credito sportivo, è uno che dice bugie alla piazza! Il credito sportivo e qualsiasi banca non ti finanzia con un dissesto. Ho dovuto convincere il presidente De Luca, che stimo molto, a dare altri soldi che mancavano. Ora è cambiato il commissario, ma il problema è che Auricchio ci consegnerà lo stadio, ma in quali condizioni? Con quale schifo? Auricchio mi deve spiegare perché da otto anni il San Paolo è un cesso sempre più cesso? L'assessore allo sport (Borriello, ndr) mi fa tenerezza, mica può andargli contro e deve essere quindi anche lui bugiardo. Non devono raccontare bugie, sono irresponsabili! Se ci fossi stato io col cavolo che c'era il dissesto finanziario o avrei dato le dimissioni".

A Dublino, intanto, in 57mila (contando solo i presenti sugli spalti) hanno assistito alla figuraccia del Napoli contro i vicecampioni d’Europa. E’ un’amichevole, d’accordo: una delle prime gari probanti per tastare il livello della squadra. Rinforzare la squadra con qualche innesto è un qualcosa che va oltre l’insinuazione: è una necessità. Vanno in questa direzione l’accordo per il trasferimento di Kevin Malcuit dal Lille alla corte di Ancelotti, sulla base di 10 milioni di euro più bonus; e la firma per il prolungamento del contratto di Kalidou Koulibaly per altri 5 anni. Senza dimenticare la questione portiere: per Ochoa ci sono stati segnali importanti; per dimenticare Liverpool bisogna ricominciare a darne.

 

A cura di
Marco De Rosa
Francesco Auricchio


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