Torre Annunziata. E’ come se oggi, 30 anni dopo la sua morte coraggiosa, che puzza di camorra, e nel giorno del suo compleanno, al volante della sua Mehari si fosse messo ancora lui: Giancarlo Siani. Idealmente, certo. Per l’ultima volta. Una sorta di tappa finale, per “sentire l’aria che tira giù in città”.

Da lassù Giancarlo, che oggi avrebbe compiuto 56 anni, ha deciso tutto. Anche le strade che quella macchina un po’ strana, tutta aperta, tinta d’un verde acceso, quasi acido, da far venire “un colpo agli occhi”, doveva percorrere per l’ultimo giro: il “suo”.

Nella città che da giovane, precario e ambizioso giornalista, provava semplicemente a raccontare ai lettori de “Il Mattino”. Svelandone intrighi, corruzione e malaffare. Cercando la verità, ma trovando la morte.

E così succede che alle 10 in punto, oggi, un carro attrezzi arrivi puntuale al “Pan” di Napoli. Quella “macchina un po’ strana, verde e tutta aperta”, ora reliquia, simbolo di libertà, non di morte o di paura, monti su. L’assessore oplontino Antonio Irlando, amico fraterno di Siani, e Paolo Miggiano, della fondazione “Pol.i.s.”, dettano il percorso: “Niente scherzi. Si esce a Torre nord, poi subito via Tagliamonte verso il Liceo Pitagora. Posiamo la macchina, si riprende lunedì”.

Anche loro però non fanno i conti con Giancarlo. Da lassù, da coraggioso giornalista, lui ci mette di nuovo “lo zampino”. In autostrada il sedile posteriore della Mehari verde, complice il vento, fa le bizze. Meglio dargli un’occhiata. Serve un tappezziere bravo. Il tragitto cambia, si esce a Pompei: è qui che Giancarlo, oggi, inizia a “guidare” la sua Mehari. Per l’ultima volta.

Sì perchè in questo modo, Lui, può passare per tutta la città, “assaggiandone il sapore dopo trent’anni”. Anche nella zona sud. Quella dei clan e del degrado: il pane d’ogni giorno per Giancarlo, in pratica. Veloce sosta per 10 euro di benzina, poi la Circonvallazione e la discesa a via Dei Mille, evitando il traffico delle scuole.

A metà strada c’è la Caserma, quella dei Carabinieri, dove Giancarlo Siani, ogni giorno, a Torre Annunziata cercava notizie. Verità da portare in redazione e scrivere su “Il Mattino”, per rileggersi su carta e 24 ore dopo. Nella speranza che la gente apprezzasse il suo lavoro. Forse pure alla ricerca di un contratto: la svolta per ogni giornalista, sempre alle prese coi pochi quattrini in tasca.

La Mehari verde passa davanti alla Caserma. Siani la rivede e forse dall’alto la “saluta”. Per l’ultima volta. “E’ proprio qui che con Giancarlo ci davamo appuntamento ogni giorno, verso le 9 puntuali – racconta con voce ancora rotta dall’emozione il suo amico ed ex collega Antonio Irlando, ora assessore alla Cultura di Torre Annunziata - . Con la storia del sedile, oggi, Giancarlo ci ha fatto l’ultimo scherzo”.

Dopo il "giro” alla Caserma, la Mehari verde arriva a destinazione. Resterà fino a lunedì chiusa nella palestra del Liceo “Pitagora-Croce” di via Tagliamonte. Poi, dalle 10, sfilerà per le strade di Torre Annunziata. Stavolta sì, proprio per l’ultima volta. Solo per “sentire l’aria che tira giù in città”. Anche vicino a quella Caserma.

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