Torna alla ribalta a distanza di oltre un secolo e mezzo dalla consegna da parte di Garibaldi e dei suoi raffazzonati garibaldini di un Regno quello delle Due Sicilie al re piemontese Vittorio Emanuele II “La Questione Meridionale” in tutti i suoi aspetti, mai sopita nell'animo di un popolo, quello del sud Italia.

Lo dimostra la sterminata letteratura nel tempo e ora anche il volume dal significativo titolo “La Questione Meridionale, nata nel 1861 per risolvere quella settentrionale, è tuttora aperta”, presentato nella biblioteca di Villa Bruno a San Giorgio a Cremano e che intende ripercorrere con gli autori, Carlo Capezzuto e Aldo Vella, le varie fasi della questione, spiegando il meridionalismo con una premessa sul periodo antecedente all'Unità d'Italia e al primo Parlamento unitario, attraverso i grandi pensatori.

La peculiarità di questo testo è l’approccio e la profondità storica degli eventi che non identificano più il mezzogiorno come spesso accade con la storia del divario e dell’arretratezza ma con una identità storica che scaturisce dalla legittima verità cancellando le falsità storiche.

La "questione meridionale" nella storiografia italiana, spiegano i relatori, si riferisce in particolare al divario, specialmente economico, ancora esistente tra nord e sud dopo l’annessione conseguente l’impresa garibaldina. Territori e popolazioni ai quali non è stata mai riconosciuta una vera pari dignità e che appaiono più che altro come terre di conquista nelle quali furono perpetrati veri e propri scippi delle loro ricchezze materiali. Uno su tutti, le notevoli risorse finanziarie possedute dal “Regno” destinate a rimpinguare le casse piemontesi in quegli anni svuotate per il pagamento agli alleati nelle guerre cosiddette di “liberazione” nel nord Italia.

Una situazione che si tramanda ancora oggi e che è stata ben stigmatizzata dal Sindaco Giorgio Zinno: “Dobbiamo mantenere la forza dell’idea che noi apparteniamo a un sud che ha dato i natali a persone che hanno fatto grande l’Italia – ha affermato il Sindaco -. Noi abbiamo una forza che è la nostra storia e ci dobbiamo battere perché i diritti del sud Italia vengano realmente concretizzati attraverso la modifica di quelle leggi che negli anni hanno dato sotto l’aspetto dei finanziamenti un taglio al sud e una mano al nord. Un sud considerato una cenerentola a cui si riconosceva una cassa per il mezzogiorno che in realtà non è mai stata una reale compensazione per i tagli che si erano avuti”.

Capezzuto alla fine del libro ha inserito una cosiddetta “postazione” che vuole essere uno sguardo su quello che potrebbe essere nel futuro il meridionalismo 3.0 e dei questionari a cui tutti possono dare risposta o idee alle domande che vi sono poste.