Adolfo Greco si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Si è svolto venerdì scorso l’interrogatorio di garanzia nei confronti dell’imprenditore di Castellammare di Stabia, ritenuto responsabile di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo la Dda di Napoli, il clan dei Casalesi si era infiltrato nel settore del latte attraverso un’azienda fittizia intestata a un prestanome. Secondo quanto emerso dalle indagini, Greco, i nipoti del boss Zagaria e i dirigenti locali Parmalat avrebbero preso parte a degli incontri tra Castellammare di Stabia e la Penisola sorrentina, avvenuti nel 2013, periodo in cui l’imprenditore era già attenzionato dalla Polizia.

Greco è apparso dinanzi al Gip Leda Rossetti ma, così come gli altri destinatari dell’ordinanza di mercoledì scorso (i fratelli Filippo e Nicola Capaldo, nipoti del boss Michele Zagaria e i dirigenti Parmalat Antonio Santoro e Lorenzo Vanore, ndr), non ha proferito parola.

Greco era in carcere dal 5 dicembre scorso dopo l’arresto nell’ambito dell’operazione Olimpo, ma le sue condizioni di salute sarebbero incompatibili con il carcere. Una tesi accolta dal Tribunale di Torre Annunziata, che aveva disposto il trasferimento in una nota clinica privata di Napoli prima della nuova ordinanza di mercoledì scorso. Probabilmente verrà disposto il trasferimento fuori regione.

Nel frattempo, martedì 21 gennaio è in programma la prossima udienza: verranno ascoltati altri testimoni, che potrebbero fornire ulteriori dettagli sulle indagini condotte dalla Dda di Napoli e il commissariato di Polizia di Castellammare di Stabia.

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