Le carte napoletane sono rinomate in tutto il mondo e gli appassionati di scopone, rubamazzo, tressette, asso pigliatutto e briscola avranno senz'altro avuto modo di interfacciarsi con questi splendidi mazzi che sin dalla loro creazione conservano un'aura quasi mistica collegata all'uso di utilizzare le carte anche per motivi esoterici e di predizione del futuro.
Sono note ai più le influenze arabe che i i disegni e i simboli posti sulle carte napoletane tramandano, un rimando ad un passato medievale fatto di scambi e scontri tra cultura araba e cultura europea quando i crociati iniziarono ad importare nelle loro terre d'origine questo passatempo mentre in Spagna l'uso delle carte risulta più antico.
I califfati islamici sorti nel sud della penisola iberica nell'alto medioevo conosciuta come al-Andalus, da cui deriva la moderna connotazione topografica dell'Andalusia, traghettarono infatti nelle loro corti l'uso di giocare a carte e prima degli altri europei gli spagnoli iniziarono a fraternizzare con i mazzi arabi diffondendo così, sin dagli albori della loro dominazione nel Sud Italia, l'abitudine di intrattenersi con i naibbi o naibi (così venivano chiamate le carte agli albori della loro diffusione a Napoli e nel resto d'Italia).

Nonostante negli ultimi anni l'ascesa dei casinò online traghettata senz'altro dalla quasi capillare diffusione di smartphone, tablet e pc, abbia portato diversi giocatori a seguire la loro passione per le carte sul web invece che dal vivo, i giochi con le carte napoletane mantengono la loro popolarità anche tra i più giovani. Del resto Napoli è in qualche modo la patria italiana delle carte e le napoletane sono incise nel DNA dei cittadini che vivono all'ombra del Vesuvio.
Si pensi che durante il vicereame spagnolo gli aragonesi erano capaci di raccogliere dai napoletani ricchi introiti derivati dalla produzione di mazzi di carte dovuti alla tassa di un carlino per ogni paio di carte da gioco prodotto. Nella seconda metà del XVI secolo a Napoli si vendevano 42.000 carte all'anno e 58.000 mila in tutto il regno segno della popolarità di questo genere di intrattenimenti nella capitale del Regno.
L'industria manifatturiera delle carte era un business florido non solo per i regnanti e infatti diversi artigiani iniziarono a specializzarsi nella produzione di queste carte sviluppando un codice simbolico elaboratissimo e una maestria che spesso restava segreta per evitare plagi ed imitazioni venendo tramandata a livello familiare di generazione in generazione.



Le carte divennero presto un megafono dei sentimenti del popolo napoletano e i disegni rappresentati nei mazzi si fecero il veicolo del pensiero comune dei ceti meno abbienti. A tal proposito vale la pena citare la figura del gatto mammone, il tre di bastoni, dove si trova un truce volto baffuto. Pare che questa raffigurazione sia legata al servizio di guardia cittadina istituita da Liborio Romano durante i primi anni del Regno d'Italia per sedare le rivolte dei napoletani restii al nuovo potere imposto. Il Romano si servì di guappi (che giravano solitamente a gruppi di tre, da qui il riferimento numerico nelle carte) al servizio della Camorra per ristabilire l'ordine in città e tra i camorristi i baffi erano un segno distintivo d'appartenenza insieme ai tatuaggi. In tema di tatuaggi l'asso di bastoni appare spesso inciso sulla pelle dei vertici della Camorra a simboleggiare il capo bastone, ovvero il numero uno dei vari sodalizi camorristici.
I cartomanti fecero propria la simbologia presente nelle carte sin dai tempi dei mazzi arabi e si servirono di coppe, spade, bastoni e denari per significare diversi aspetti figurativi della vita con risvolti alchemici che riconducono i semi rispettivamente ad acqua, aria, fuoco e terra. I denari vanno dunque a rappresentare la sfera del potere economico e della ricchezza terrena, le spade rappresentano il potere e la carriera. Le coppe sono invece associate ai vizi in quanto, anche nel dialetto locale, questo termine indica il seno femminile, le mammelle dal quale sgorga il nutrimento ed al quale ci si abbevera per rendere meno vuota la vita. I bastoni fanno da contrappunto alle coppe rappresentando a loro volta il fallo maschile e dunque la virilità più in generale.