“Oggi il Paese compie un grande passo avanti nella promozione delle pari opportunità e verso la democrazia compiuta”. Il segretario regionale del Pd della Campania e componente della commissione Giustizia alla Camera, Assunta Tartaglione, esprime soddisfazione per l'approvazione della legge quadro che garantisce l'equilibrio nella rappresentanza tra donne e uomini negli Enti locali e nei Consigli regionali. Il provvedimento, già licenziato dal Senato, ha ottenuto questa mattina il disco verde anche a Montecitorio.

“Le nuove disposizioni che sostengono le presenza femminile nelle liste elettorali - spiega Tartaglione - favoriscono la crescita delle donne in politica, dando loro l'opportunità di misurarsi appieno con i colleghi uomini, e garantiscono un riequilibrio complessivo di genere nelle istituzioni, anche alla luce del nuovo Senato nato dalla riforma costituzionale”. La legge quadro consente di “superare antichi retaggi e lo stesso concetto di quote rosa”, conclude la deputata Pd, che saluta il voto favorevole della Camera anche come un “motivo di orgoglio personale, per una donna che da sempre si è battuta per la tutela delle pari opportunità e per il contrasto alle disparità di genere”.

Dalle prossime elezioni almeno il 40 per cento dei consiglieri regionali dovranno essere donne. Lo prevede la legge sulle quote rosa nei consigli regionali definitivamente approvata dall'Aula della Camera con 334 sì, 91 no e 21 astenuti. Contro hanno votati Lega, M5S e Ala; Fdi e Conservatori e riformisti si sono astenuti. Oggi le percentuali 'rosa' sono molto più basse, con il caso clamoroso della Basilicata che non ha nemmeno una donna consigliere.

In particolare sono tre le fattispecie previste dal testo approvato a Montecitorio in via definitiva. Ove la legge elettorale preveda le preferenze, allora “in ciascuna lista” i candidati di un sesso non devono essere più del 60% del totale. Inoltre deve essere “consentita l'espressione di almeno due preferenze, di cui una riservata a un candidato di sesso diverso, pena l'annullamento delle preferenze successive alla prima”. Se invece ci sono le liste bloccate, la legge elettorale regionali dovrà disporre “l'alternanza tra candidati di sesso diverso, in modo tale che i candidati di un sesso non eccedano il 60 per cento del totale”.

Infine se ci sono i collegi uninominali, la legge elettorale regionale deve disporre “l'equilibrio tra candidature presentate col medesimo simbolo in modo tale che i candidati di un sesso non eccedano il 60 per cento del totale”. Ad oggi, in materia la situazione in Italia è abbastanza frastagliata anche se complessivamente arretrata (tutti i consiglieri regionali italiani sono 897 di cui solo 159 donne, il 17,7%). Se alcune Regioni del centro-nord hanno percentuali accettabili di donne che siedono nei Consigli (Emilia Romagna 34,7%, Toscana 27,5%, Piemonte 26%, Veneto 22%), quelle del Sud hanno percentuali da emirato arabo: Basilicata 0%, Calabria 3,3% Abruzzo 3,4% Sardegna 6,8%,) con l'esclusione della Campania che si attesta al 22%.


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