Torna totalmente libero, dopo oltre tre anni tra carcere e domiciliari, Michele Barone, ex sacerdote della Diocesi di Aversa condannato in primo grado a dodici anni di reclusione per lesioni gravissime commesse nei confronti di una 13enne durante riti esorcistici. E' stata la Corte di Appello di Napoli, davanti alla quale si sta svolgendo il processo di secondo grado (prossima udienza a settembre), a disporre l'annullamento per insussistenza delle esigenze cautelari di ogni restrizione alla libertà personale per l'ex prete, difeso dall'avvocato Maurizio Zuccaro.

Barone fu arrestato nel febbraio 2018 dalla Squadra Mobile di Caserta all'aeroporto napoletano di Capodichino, di ritorno da un viaggio religioso in Polonia, a Cracovia; era insieme ai genitori della minore di 13 anni, anch'essi arrestati. Dopo l'arresto, arrivò la sospensione del Vescovo di Aversa e infine la decisione di Papa Francesco di spogliare Barone dell'abito talare. Barone è rimasto in carcere fino al marzo del 2020, quindi è stato posto ai domiciliari, dove si trovata quando ha ricevuto la notizia della decisione dei giudici d'appello.

Dal processo di primo grado è emerso che Barone e i genitori della 13enne - anch'essi condannati - credevano che quest'ultima fosse indemoniata, e così decisero di sottoporla a riti di esorcismo, che furono praticati dal prete allora in servizio al Tempio di Casapesenna, senza però alcuna autorizzazione. La Procura di Santa Maria Capua Vetere che coordinò l'indagine aveva contestato a Michele Barone anche la violenza sessuale ai danni di due donne maggiorenni (i pm chiesero 22 anni), ma il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo ha assolto (sentenza del 7 febbraio 2020) da questa accusa condannandolo per le lesioni provocate alla piccola 13enne e per maltrattamenti.