Con il suo ‘codardi e irresponsabili’ ha scosso le coscienze di tanti. Pasquale Tramparulo, infermiere di Torre Annunziata che opera al Covid Hospital Boscotrecase, è stato intervistato dal quotidiano “Repubblica”, per parlare della situazione che stanno vivendo in corsia dall’inizio della pandemia.

Sono parole toccanti quelle di Tramparulo. Lui per primo vittima del contagio. “Siamo stati colpiti io e tutta la mia famiglia. Mio padre è guarito, mia madre non ce l’ha fatta”. La quarta ondata sta travolgendo anche il presidio di Boscotrecase. "Nel mio ospedale i pazienti arrivano di nuovo con gli occhi spaventati e senza respiro –ha affermato l’operatore di Torre Annunziata- E anche quando pare stiano bene, poi la situazione precipita velocemente. La tosse è il sintomo più preoccupante. Non dà tregua. Non possiamo ricominciare daccapo quando abbiamo il vaccino che potrebbe evitarlo. Alcune persone si fidano di chi incontrano dal macellaio, piuttosto che ascoltare gli esperti o chi come me vede ciò che avviene in ospedale".

Il suo messaggio contro i no vax è stato molto forte e Tramparulo spiega il perché di tale veemenza. “E’ stato uno sfogo dopo che l’ultimo paziente non ce l’ha fatta. Se vedessero quanto accade ai nostri pazienti farebbero l'unica cosa utile per se stessi e le loro famiglie: si vaccinerebbero. Alcuni mi spiegano perché non l'hanno fatto. Un consiglio sbagliato o la paura per un'altra patologia. La maggior parte sta talmente male che non riesce a parlare. Ti guardano con gli occhi sbarrati alla ricerca di aiuto. Come l'ultima persona che è morta provando a scorgere il mio sguardo tra maschera e cappuccio. Uscito da quella stanza io e la dottoressa, di turno di notte, ci siamo guardati esausti, attraverso le maschere, e ci siamo chiesti quando finirà questo incubo. Forse moltissime persone non si rendono conto della situazione che stiamo vivendo".

Infine un messaggio per loro. “"Io non ce l'ho con nessuno. Vaccinarsi deve essere una scelta che ognuno deve fare assumendosene la responsabilità. Però non sopporto dovere ancora assistere persone con lo sguardo fisso nel vuoto e che vorrebbero vicino i familiari. Per settimane non vedono il figlio o la mamma e tanti muoiono senza rivederli mai più. La solitudine in quelle condizioni è la situazione peggiore. Gli anziani non ne comprendono il motivo e smettono di mangiare. A volte restano così per mesi. Il virus non è stato sconfitto e solo noi che in questi reparti lavoriamo ci rendiamo conto di cosa significa”.


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