Bastano pochi comandi e lo sforzo si riduce al minimo. La macchina obbedisce, elabora e restituisce. Non importa che si tratti di un quesito di matematica o di italiano. La risposta arriva e tendenzialmente è quella giusta. Un processo rivoluzionario per alcuni, pericoloso per molti altri. L'AI è entrata inevitabilmente in classe, ma quali sono i rischi? Una domanda a cui risponde Felicio Izzo, ex preside del liceo De Chirico di Torre Annunziata. “L'intelligenza artificiale va dominata, non subita. Gli adolescenti restano un universo inesplorato anche per chi ha guidato le scuole per tanti anni. Non possiamo attribuire loro la nostra logica, sarebbe il torto più grande”. 

Secondo il Rapporto Censis 2025, l’AI è una realtà consolidata tra gli studenti delle scuole superiori italiane. I numeri parlano chiaro: il 72% degli alunni utilizza strumenti di IA per lo studio o nella vita personale. La stessa percentuale ritiene che l’uso esperto dello strumento sia una competenza imprescindibile per costruirsi un futuro. A questi si aggiungono coloro che sostengono che dovrebbe essere oggetto di insegnamento. Se gli studenti utilizzano con troppa facilità scorciatoie per bypassare le difficoltà, affidando alla macchina l'azione di svolgere i compiti, allora viene da chiedersi se non sia il tempo di rivoluzionare il metodo di insegnamento. 

"Gli studenti utilizzano principalmente ChatGPT ed è chiaro che questo comporti dei rischi. Ma non possiamo ridurre il discorso a questo. Bisogna allargare il raggio di analisi e capire che serve un cambiamento netto. Se continuiamo a pensare di poter governare il processo educativo come se fosse un'azione a direzione unica, non otteremo nulla. Non è un rapporto univoco, ma plurivoco. Deve essere una continua evoluzione, una sorta di alchimia. Solo così i docenti saranno pronti ad affrontare questa rivoluzione". 

Izzo suggerisce di rompere gli schemi tradizionali dell'assetto educativo, smantellando il binomio docenti-discenti. Li descrive come due mondi che dovrebbero influenzarsi a vicenda, imparando gli uni dagli altri. "Bisogna intenderlo come un universo pieno di ramificazioni, verticali e orizzontali. Non vedo l'utilità di puntare su corsi di aggiornamento, formazione etc. Non credo sia questa la soluzione. Bisogna intervenire dal principio, formando l'insegnante sin dalla sua formazione universitaria. I ragazzi sono avanti anni luce sulla comprensione del mondo digitale, impossibile arrestare il processo. Siamo chiamati a tenere il passo e dobbiamo farlo attuando noi in primis una rivoluzione". 

L'intelligenza artificiale si caratterizza per l'immediatezza. In pochi secondi assolve il suo compito, completando il processo. "In passato accendere il computer comportava una serie di step. Quindi si era obbligati a riflettere su quanto si stava facendo. Adesso non è più così, basta un attimo per concludere una procedura. Questa è l'unica rivoluzione in cui l'istinto o 'lo smanettare', come dicono i ragazzi, sono neutralizzati dalla macchina".  Ma se è vero che i processi sono a disposizione di tutti, allora potrebbe essere plausibile ipotizzare un mondo in cui le disuguaglianze sono ridotte. Un punto di vista che Izzo lancia analizzando i pro dello strumento. "Demonizzare a prescindere è controproducente. Bisogna accettare le sfide di oggi, senza rigettarle". Ma le insidie sono dietro l'angolo. 

Dominare per controllare. L'AI non è infallibile. Un'esecuzione, senza sbavature, è determinata dalla capacità di sapere inviare correttamente i comandi. Izzo si sofferma sui benefici in campo medico, dove lo strumento affianca anche i medici di base per decongestionare i flussi di pazienti. Un meccanismo che dimostra l'enorme potenza del mezzo. "Parliamo di guidare i ragazzi nell'affrontare le sfide del futuro, ma mancano le basi. Le classi devono essere composte da non più di 15 alunni. Inoltre, il numero dei docenti va aumentato. Se non si attua questo cambiamento, gli insegnanti saranno sempre costretti a rincorrere i propri ragazzi. E i risultati, a queste condizioni, non possono che essere scarsi", sottolinea Izzo. In questo modello l'elemento chiave è riconoscersi l'uno nell'altra. Sviluppare un percorso di conoscenza reciproca dove l'insegnante riconosce, guida e aiuta lo studente. L'alunno non viene risucchiato dalla massa, ma è soggetto attivo e riconosciuto. Uno scopo più facile da raggiungere riducendo i numeri.

L'ex preside ipotizza l'arrivo di una nuova economia nel mondo per effetto dell'intelligenza artificiale. I margini operativi del processo produttivo sono affidati alla macchina, che interviene anche sul progetto. Il parallelismo con le piramidi egiziane è calzante. "Con l'AI ci liberiamo dalla schiavitù dell'operazione meccanica. Come gli scavi che hanno innalzato le piramidi. Ora c'è da capire se si è tecnici dell'intelligenza artificiale o i suoi schiavi. Chi è capace di governarla può attingere a un potere straordinario, come non c'è mai stato. Ma se prevale l'idiozia animale il risultato sarà catastrofico". La differenza, allora, non è tra chi usa o rifiuta l’intelligenza artificiale, ma tra chi la governa e chi la subisce. Ed è proprio su questa linea di confine che la scuola è chiamata a ripensare se stessa. 

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