Luigi Foglia muore per cause da accertarsi. Durante il suo ricovero, all’esterno dell’ospedale il termometro si impenna verso temperature tropicali. Dentro invece, c’è un reparto, detto di “Terapia intensiva”, che serve a salvare i pazienti che arrivano al pronto soccorso con mal di cuore, in fin di vita. Dentro quel reparto, in una stanza, Luigi è disteso nel letto, collegato alle macchine salvavita. Fa molto caldo, il reparto è privo di impianto di climatizzazione. E’ rotto, forse un tempo funzionava e aiutava gli ammalati. Oggi non più, e i parenti degli ammalati alla fine sono costretti a portarsi da casa un ventilatore.

Se non si sa ancora come Luigi sia morto, è invece certo che il reparto di terapia Intensiva non era in grado di proteggerlo dall’insidia del calore. Una vita umana vale i sei settecento euro di un Pinguino qualsiasi? No, ed è assurdo. Come lo è il mettersi in macchina e lanciarsi di corsa al pronto soccorso con la speranza di salvarsi. E invece non sai mai, una volta dentro, cosa ti può ancora accadere. Compreso un intervento chirurgico al femore sano.

Tutto questo ha un nome: Sanità della Campania. Un immenso serbatoio di voti per migliaia e migliaia di politici di tutte le specie, di tutti i livelli sociali e culturali. Sono quelli che indicano i primari, indicano i dirigenti, indicano ditte e tant’altro. Sono quelli che indicano e basta. Sono tanti, quanto basterebbe per dare una svolta seria a tutto il baraccone sanitario. Se fossero cosi bravi, come promettono quando chiedono il voto, la sanità non starebbe in questo stato. Innanzitutto la salute, diciamo a Napoli. Ma ce ne dimentichiamo in cambio di una visita veloce o un accorciamento dei tempi di attesa. E mentre i politici della sanità sono impegnati a raccattare voti e non far nulla per dotare un reparto cosi importante di un sacrosanto climatizzatore, i parenti di Luigi portano da casa il ventilatore.

Ne viene fuori un’immagine di impotenza collettiva, con un intero popolo sbattuto tra ambulatori e ospedali e costretto a muoversi nel liquido denso e melmoso della burocrazia e del malaffare. Un popolo stanco a cui non resta che pregare, magari davanti alle icone di Sant’Anna e Maria SS della Neve e portare un ventilatore e quant’altro la sanità non è in grado di assicurare. Nel segno: “Aiutati che Dio ti aiuta”, ma ben sapendo che neanche il Padreterno è in grado di fornire il suo aiuto se proprio la più importante delle componenti viene meno nei suoi doveri di istituto. Il “pensamme a salute” dovrebbe essere da oggi il motto per una eccezionale rivoluzione della Sanità della nostra regione. E’ questa la vera sfida che il governatore De Luca dovrà affrontare colpendo interessi e corruzione, sciatteria e incapacità. Cioè tutto quello che al dolore del distacco dal congiunto, aggiunge lo strazio del dubbio: forse non tutto è stato fatto per salvargli la vita.