Metal detector a scuola, si accende il dibattito: parola alle dirigenti scolastiche di Torre Annunziata
Allarme delinquenza minorile, nell'ultimo anno 38 adolescenti beccati con armi a Napoli e provincia
20-01-2026 | di Rosanna Salvi
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Ragazzi armati tra i banchi di scuola: i numeri parlano chiaro. Secondo i dati dei Carabinieri, solo nell'ultimo anno 38 adolescenti sono stati arrestati o denunciati a Napoli e provincia per possesso di coltelli a scuola. Un fenomeno in crescita, che accende il dibattito sull'utilizzo dei metal detector per ridurre i rischi. Sul tema abbiamo chiesto un parere alle dirigenti scolastiche di Torre Annunziata, in prima linea per aiutare i ragazzi a costruirsi un futuro. Sul territorio oplontino non è in atto alcuna sperimentazione sui metal detector, ma il fenomeno dei giovani armati in classe impone comunque una riflessione su ciò che sta accadendo.
"Il disagio giovanile è in aumento. Non importa se a nord o a sud: è un fenomeno che non ha confini. Riguarda ogni territorio ed è all'ordine del giorno. Se i metal detector fossero applicati anche nella nostra città, sarei favorevole perchè avremmo un incremento del livello di sicurezza", dichiara Agata Esposito, dirigente scolastica dell'Istituto Marconi. "Tengo a precisare che problemi emergenziali di questo tipo non si sono mai verificati nella nostra scuola, ma sono fenomeni impossibili da prevedere".
Ragazzi fragili, allo sbaraglio, che sembrano avere perso il senso della realtà. Un'escalation di violenza che, come accaduto a La Spezia, può costare la vita a giovani innocenti. Una fotografia allarmante, che apre la strada all'inserimento di strumenti di prevenzione. In Italia l'utilizzo dei metal detector viene sperimentato al momento solo in alcuni istituti nel Napoletano ed è eseguito dalle forze dell'ordine.
"Sono atterrita da quanto accaduto a La Spezia - dichiara Tiziana Savarese, dirigente scolastica del liceo Pitagora-Croce - Uno studente ucciso in classe per futili motivi deve obbligarci a riflettere su quanto sta accadendo. Capisco lo scetticismo sui metal detector, ma non sono d'accordo. Si tratta di una misura capace di garantire sicurezza ad alunni, docenti e personale. Dobbiamo capire che non sempre riusciamo a invididuare soggetti pericolosi. Non possiamo rischiare di intervenire quando è troppo tardi. Ieri ho parlato ai ragazzi di quanto accaduto a un loro coetaneo. Il confronto è sicuramente la chiave per sensibilizzare le nuove generazioni".
Il tema è sul tavolo del Governo Meloni con la recente proposta del ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara di installare metal detector nelle scuole che presentano maggiori criticità. Si tratterebbe di uno screening previsto "soltanto laddove vi sia la richiesta da parte della comunità scolastica e se si dovesse accertare la reale criticità della situazione". Una misura che vede fermamente contraria la dirigente scolastica Anna Maria Papa, che considera la misura esagerata e poco efficace. "Non credo nella repressione, ma nella prevenzione. La delinquenza minorile si combatte con la cultura, con i servizi sociali e con l'ascolto. Stiamo rasentando lo Stato di Polizia. Se fosse una decisione del governo centrale, l'accetterei ma comunque non sono d'accordo. I giovani sono sempre più fragili, ma sono altre le strategie da mettere in campo. Durante il Curva Day nessuno è intervenuto e in tanti si sono girati dall'altra parte. Chi non fa niente per cambiare le cose è ugualmente colpevole. Non servono metal detector o grate alle finestre. Rischiamo di lanciare il messaggio che la scuola non è un posto sicuro", continua categorica la preside del Graziani-Cesaro-Vesevus.
Le dirigenti, pur sottolineando le fragilità delle nuove generazioni, descrivono una scuola sicura in cui non si sono verificati episodi allarmanti. Un dato positivo, che testimonia l'impegno dell'intera macchina scolastica oplontina nel costruire modelli positivi. Un risultato che, però, non spegne il dibattito e che spinge a capire quale sia la matrice del fenomeno. "C'è un profondo disagio giovanile. Assistiamo a gruppi di ragazzi che si accaniscono contro un coetaneo. Portano coltelli in classe con una facilità estrema. Al De Chirico non è mai accaduto, ma ciò non significa che non dobbiamo ragionare sul problema. Credo che i giovani, a volte, confondano la realtà con il virtuale. Non hanno piena coscienza di ciò che gli succede intorno e penso che l'abuso della tecnologia abbia inciso profondamente", sottolinea la dirigente Rosalba Robello. "Non sono contraria ai metal detector, ma solo se vengono adottati i giusti criteri. Serve personale preposto al controllo e una modifica negli ingressi per evitare caos e disagi".
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