Lo diciamo senza troppi giri di parole: le argomentazioni con le quali i commissari hanno provato a spiegare alla stampa la necessità di dislocare il Museo dell’Identità non ci hanno convinto.

I motivi per i quali il Museo andrebbe trasferito da Palazzo Criscuolo (per andare non si sa dove) sono due, secondo i commissari: il primo di carattere economico. Il museo, così com’è, costa 90mila € l’anno, budget che viene risucchiato principalmente per i costi di vigilanza e assicurazione. Il secondo motivo invece è legato alla volontà di riportare gli uffici di rappresentanza della politica (sindaco, sala giunta e consiglio comunale) al centro della città. Due motivazioni, secondo il nostro parere, estremamente deboli.

Che il Museo così com’è non funziona siamo d’accordo: è un tema sul quale anche il nostro giornale in passato ha posto l’attenzione, criticando l’attendismo della precedente amministrazione. Ma sappiamo anche fin troppo bene che quel sito andrebbe rilanciato, piuttosto che smantellato. Non può, la sola valutazione di carattere economico, essere sufficiente per chiudere (perché di questo si tratta) un museo: se così fosse dovrebbero chiudere la metà dei musei in giro per la Campania e l’Italia. 

Ci lascia inoltre perplessi il fatto che si provi, giustamente, a raddrizzare le casse comunali partendo proprio dal Museo che, con i suoi 7500€ al mese, rappresenta molto meno dell’1% del bilancio comunale, quando (solo per fare un esempio) in città non si paga la sosta sulle strisce blu da mesi ormai, con una perdita per le casse comunali di diverse centinaia di migliaia di euro.

Per rilanciare quel sito bisognerebbe, da un lato, fare gli interventi di restyling necessari, dall’altra arricchire l’offerta culturale. Bisognerebbe chiedere al Parco Archeologico di Pompei alcune opere che, benché trovate ad Oplonti, ora sono esposte nella città mariana. Riportare inoltre, sempre a Torre, alcune opere in giro per il mondo (come hanno giustamente detto di voler fare i commissari nel corso della conferenza). Per non parlare, infine, degli Ori che sono ancora conservati nei depositi e di cui nel Museo dell’Identità possiamo ammirarne solo una piccola parte. Tutto questo, accompagnato da specifiche iniziative promozionali e di marketing, porterebbe ad un rilancio del sito, un aumento dei visitatori, abbassando il gap tra costi e ricavi. 

Qualsiasi altra ipotesi per migliorare l’esperienza dei visitatori e aumentare le opere esposte (Spolettificio, Real Fabbrica d’Armi, Ex stazione Torre Città, solo per fare degli esempi) può essere presa in considerazione, ma senza per questo chiudere prima Palazzo Criscuolo. Anche l'idea di trasferirli nella villa di Poppea non ci convince: al primo problema (meteorologico, di sicurezza o altro) porterebbe la Direzione del Parco Archeologico (legittimo proprietario dei reperti) a sbarcarli chissà dove.

Quindi, prima bisogna trovare un locale alternativo, e poi si spostano i reperti. Questo dovrebbe essere il cronoprogramma, e non, come hanno detto i commissari, chiudere Palazzo Criscuolo, portare i reperti nella villa A e poi si vede.


La seconda motivazione data dai commissari, ossia quella che andrebbe riportata la politica al centro della città, ci convince ancora meno della prima. Noi viviamo la città da sempre e nessun cittadino in questi anni si è strappato le vesti di dossi perché “costretto” ad andare a Rovigliano per raggiungere l’ufficio del sindaco o per assistere al consiglio comunale. 
Non siamo l’unica città ad avere gli uffici di rappresentanza decentrati (basti pensare a Portici, solo per fare un esempio). Certamente per un cittadino non automunito raggiungere gli uffici di via Provinciale Schiti non è semplicissimo, ma è altrettanto vero che se ci fosse stata in questi anni una reale esigenza diffusa, il tema sarebbe emerso.

“Intendiamo riportare la Politica al centro della città” hanno detto i commissari Caterino e Serra. Per riportare la Politica al centro della città non occorre che la stanza del sindaco sia a Palazzo Criscuolo: basterebbe che il sindaco, chiunque verrà eletto tra due anni, scenda per strada e parli con i cittadini. Sono le azioni e i comportamenti degli amministratori a determinare la vicinanza o lontananza dai cittadini, non dove è posizionata la stanza del primo cittadino.


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