Scena muta. Giuseppe Vangone in silenzio davanti al Gip. Il presunto killer di Antonio Morione si è avvalso della facoltà di non rispondere. Secondo la Procura di Torre Annunziata avrebbe premuto lui il grilletto e sparato quattro colpi di pistola contro il pescivendolo. Il nipote del boss è stato arrestato giovedì scorso dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata

A luglio la Procura di Torre Annunziata chiese l'applicazione della misura di custodia cautelare in carcere sia per Giuseppe Vangone che per Francesco Acunzo, entrambi nel commando armato che fece irruzione nella pescheria di Antonio Morione. In quell'occasione però il Giudice non accolse la richiesta per insufficienza di prove, pertanto le manette scattarono solo per Luigi Di Napoli e Angelo Palumbo. Poi pochi giorni fa l'ennesima svolta con l'arresto di Vangone. Nelle intercettazioni ambientali, secondo gli inquirenti, è cristallizzata la prova schiacciante della sua colpevolezza, I militari oplontini, coordinati dalla Procura di Torre Annunziata, hanno raccolto ulteriori indizi a carico del ras. Elementi probatori rilevanti per cui è scattato il provvedimento di fermo indipedentemente dal verdetto della Cassazione, che si sarebbe dovuta pronunciare il 24 gennaio sull'eventuale arresto.

"Spregevole personalità criminale e peculiare spessore delinquenziale". Questa la sintesi dell'identikit tracciato dagli inquirenti dopo due anni di indagini. A supporto della chiave di lettura degli investigatori la brutale aggressione ai danni del cugino avvenuta a fine luglio. In quell'occasione Vangone puntò una pistola alla tempia dell'uomo mentre un complice lo colpiva violentemente con calci e pugni. Un episodio che confermerebbe ulteriormente la sua indole criminale.

L'aggressione ai danni del cugino, imparentato anche con Luigi Di Napoli ( altro uomo del commando arrestato a luglio ndr) preoccupò i parenti del rapinatore. "Giuseppe, ti vuoi calmare? Non devi attirare l'attenzione, dobbiamo trovare un modo per scamparla". Dalle intercettazioni ambientali è evidente, secondo gli inquierenti, che i familiari abbiano tentato di convincere Vangone a non rendersi protagonista di altri episodi criminali. Elementi che rappresentano chiaramente la pericolosità soggettiva di Giuseppe Vangone e la sua spregiudicatezza. 


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