Boscoreale. C'era anche lui sabato scorso quando l'ennesimo brutale "raid", forse punitivo, ha stroncato un'altra giovane vita al Piano Napoli. Don Tommaso Ferraro, il sacerdote della "Madonna dai Flagelli" di via Settetetermini, era lì come sempre. Come dall'ottobre del 2011. Giorno in cui ha messo piede nella "Scampia del vesuviano", alle "palazzine della droga", tra "pusher" adolescenti e "pali" a soli dieci anni. Don Tommaso ha benedetto la salma di Mauro Buonvolere, 21 anni, l'ultima vittima del gioco al massacro costruito negli anni lì dalla camorra. Prima che un lenzuolo bianco coprisse per sempre lo "scempio" rosso sangue. "Erano le sette e mezza di sera - ricorda il prete nell'intervista concessa a LoStrillone - ho chiesto al Maresciallo Serra di farmi passare e ho salutato Mauro, che non conoscevo ma non importa. Qualunque cosa abbia fatto, anche in passato, era sempre un figlio di Dio". Mauro Buonvolere è stato ucciso da sei colpi di pistola esplosigli contro alla luce del sole. Il movente sarà stabilito da un fascicolo aperto in Procura, ma la dinamica della "esecuzione" è chiara e tristemente nota, qui al Piano Napoli.

Mauro è morto a due passi dalla piccola Cappella di San Gennaro, all'isolato 13, dove ogni venerdì don Tommaso recita un'omelia. Per pochi intimi. "In chiesa vengono due o tre ragazzi al massimo - continua - . Tutti mi rispettano, mi salutano ma non entrano. Il problema, qui al Piano Napoli, è culturale". "Manca l'idea stessa del dialogo e della pace" ripete il sacerdote almeno tre volte, nel corso della coraggiosa chiacchierata: "I ragazzi qui, a quindici anni, se hanno un problema non parlano, litigano e si picchiano. La Chiesa può fare molto per loro, ma mi sento solo". Nemmeno troppo velato il riferimento del prete alla totale assenza delle Istituzioni e della classe politica di Boscoreale. "I sindaci della zona? - prosegue - Li ho visti una sola volta, quando al Piano Napoli portai don Ciotti per la marcia della legalità. Poi sono spariti". Un'accusa chiara, rivolta a chi preferisce "rinchiudersi" in Comune piuttosto che "sporcarsi le mani in periferia e lottare. Io invece continuerò a farlo, non mollo perchè ho una missione: dare alla gente un messaggio di speranza".

Don Tommaso ripercorre in breve anche la "vita precedente" al Piano Napoli. Prima dei blitz che nel 2012 e nel 2013 hanno messo in cella tutti i "capi-famiglia". "Durante la messa, sentivo spesso i bambini urlare agli spacciatori di fuggire: arrivavano i carabinieri. Oggi non è così, ma la gente è ancora più stanca e demotivata". Le forze dell'ordine, almeno, hanno fatto il loro. Toccherebbe ora ad altri sostituire quel "vuoto", lasciato da vedette poco più che in fasce, con segnali precisi di vita e rinascita socio-culturale. "Per questo - conclude don Tommaso - vorrei organizzare una fiaccolata per far sì che l'ultima tragedia non passi sotto silenzio. Partiremo dai gradini dove sabato si è sparato, spingendoci poi dentro le palazzine, per lanciare un altro segnale di lotta, nonostante tutto. La politica, però, non strumentalizzi ancora una volta l'appuntamento". Come a dire che foto-ricordo, "come quando venne Don Ciotti", in pratica, non sono più ammesse...