Via IV Novembre sembra apparentemente una strada qualunque di Torre Annunziata, ma i cittadini sanno benissimo quanto non sia così. La sera del 19 aprile dell’anno scorso Maurizio Cerrato ha trovato la morte in quel luogo. Sua figlia Maria Adriana era in pericolo e lui si è subito precipitato per soccorrerla. 

Avrebbe dovuto solamente cambiare la ruota a sua figlia e invece è stato trafitto al cuore con una lama da Antonio Cirillo, reo confesso dell’omicidio del custode. Quella sera Maria Adriana era stata aggredita e accerchiata da quattro belve solo per avere spostato una sedia, messa lì da uno dei malviventi per occupare abusivamente un posto auto. Ad un anno dalla morte di Maurizio non ci sono più sedie ad occupare abusivamente posti auto. Sull’asfalto del garage, il luogo in cui è morto un padre di famiglia, non c’è più sangue e non si sentono più le urla di Maria Adriana.

Eppure quel luogo rappresenta una delle pagine più tristi per la città di Torre Annunziata. Via IV Novembre sgombra dalle sedie abusive non può bastare, perché ormai è troppo tardi. Maurizio è morto tra l’omertà e l’indifferenza di una città che non riesce a liberarsi dalla morsa della camorra. La vedova Cerrato non si arrende e chiede giustizia.
Fissata per Il 6 maggio la prima udienza alla Corte d’Assise di Napoli contro le belve, rischiano tutti e quattro l’ergastolo.


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