Un pizzino per dire a tutti che non ha fatto la spia. Nel giorno dell’arresto di Francesco Cirillo, il quarto uomo del commando che ha ucciso Maurizio Cerrato il 19 aprile scorso, emerge un nuovo particolare su uno degli omicidi che ha sconvolto un’intera comunità.

Giorgio Scaramella, uno di quelli finiti in carcere per il suo coinvolgimento nell’omicidio dell’ex custode degli scavi di Pompei, ha mandato un biglietto a Rosetta, la moglie di Francesco Cirillo, arrestato oggi dai carabinieri di Torre Annunziata.

Poche parole che dal carcere sono volati ai familiari del quarto componente del commando che ha agito quella sera in via IV Novembre: “Cara cugina Rosetta, sono Giorgio. Lo sai come sono io. Io non ho accusato nessuno. Poi vedrai. Giorgio. Ti voglio bene".

Un messaggio finito nelle mani anche degli inquirenti che hanno poi stretto il cerchio sull’esecutore materiale del delitto. Antonio Cirillo ha confessato dopo numerosi interrogatori. E’ stato lui a scagliare il fendente mortale. Incastrato dai frame estrapolati dai video del parcheggio (cancellati inutilmente dai titolari della rimessa) in cui Cerrato è stato ucciso. Gli altri tre della spedizione, Francesco Cirillo, Giorgio e Domenico Scaramella lo hanno mantenuto fermo, per evitare che fuggisse.

Un pizzino che ha contribuito a rompere il muro dell’omertà che dal 19 aprile scorso teneva gli inquirenti chiusi in un vicolo cieco. Una storia finita con una vittoria piena da parte dei carabinieri, che hanno lottato per restituire dignità a Maurizio Cerrato e a Torre Annunziata.

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