TORRE ANNUNZIATA. “Alcune fonti confidenziali ci riferirono del litigio tra Natale Scarpa e il figlio di Aldo Gionta, Valentino junior. Da lì allargammo le indagini sull’omicidio del ‘Giraud’: avevamo un possibile movente. Così, venimmo pure a conoscenza degli spari diretti verso il portone del figlio della vittima, Vincenzo Scarpa”.

Cinque agenti del commissariato di polizia di Torre Annunziata confermano ai giudici il ‘quadro’ di vendetta e della faida tra clan di camorra, delineatosi alla base dell’agguato del 14 agosto 2006 in piazzale Gargiulo. Raid costato la vita al ‘collonnello’ dei Gallo-Cavalieri Natale Scarpa, 73 anni, freddato con 14 colpi calibro 9 esplosi al collo, al corpo e al torace.

‘Zì Natalino’, nel febbraio dello stesso anno, osò schiaffeggiare in pubblico Valentino Gionta junior, figlio del ‘boss-poeta’ e nipote del fondatore della cosca rivale di via Bertone. Vale junior, all’epoca 14enne, durante le feste per il Carnevale lanciò un uovo addosso al “vecchio” dei Cavalieri, padre del ras Vincenzo ‘caramella’.

IL PROCESSO. Concordanti le testimonianze rese dagli inquirenti in aula, dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Napoli. Alla sbarra soltanto uno dei presunti killer di ‘zì Natalino’, Luigi Maresca ‘o trippone’ (assistito dagli avvocati Giovanni Tortora e Michele Riggi), il solo che a processo ha scelto di affrontare il dibattimento.

GLI ALTRI IN ‘ABBREVIATO’. Lo scorso 23 febbraio, il gup del tribunale di Napoli, Paola Piccirillo, aveva assolto Aldo Gionta (tuttora detenuto, in regime di 41-bis, presso il carcere milanese di Opera) dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio. Condannato all’ergastolo, invece, Giuseppe Coppola, colui che secondo le ricostruzioni dell’Antimafia partenopea aveva “dato la battuta” al killer (defunto) Vincenzo Amoruso ‘'a vicchiarella’.

Condanna a 8 anni ciascuno, infine, per i due pentiti Vincenzo Saurro ‘sciabolone’ e Aniello Nasto ‘quarto piano’, mentre assoluzione piena per l'altro imputato eccellente, Giovanni Iapicca. Anche il fratello di Aldo, Pasquale Gionta ‘'o chiatto’, era stato accusato di essere il mandante dell’agguato ai danni di ‘zì Natalino’ Scarpa. Ma dopo una condanna in primo grado, fu assolto con formula piena in Appello. A tirare in ballo Aldo e Pasquale Gionta, i racconti fatti agli inquirenti da 3 pentiti dello stesso clan: Michele Palumbo ‘munnezza’, oltre a Nasto e Saurro.

LE FRASI. Le frasi dei pentiti di camorra danno forza all’appello, proposto dal pm della Dda di Napoli, Claudio Siragusa, avverso la sentenza che nel febbraio scorso mandò assolto Aldo Gionta per mancanza di prove. Il primo a confermare che fu proprio il ‘boss-poeta’, direttamente dal carcere, a decretare la morte del ‘colonnello’ dei rivali era stato Aniello Nasto. Il collaboratore di giustizia, nel 2007, all’interrogatorio dinanzi ai magistrati portò con sé un manoscritto. All'interno c’erano appunti fittissimi.

“L’11 agosto mi vengono a trovare a casa di mia mamma in Largo Genzano Pasquale Gionta, Giuseppe Coppola, Giovanni Iapicca e Amedeo Raia – il racconto di Nasto - . Loro mi informarono che Valentino junior, per scherzo di carnevale, buttò delle uova in testa a zio Natalino Scarpa… e che pur conoscendolo lo rincorse e lo riempì di botte…in quella giornata Pasquale Gionta mi riferì che andarono a sparare nel portone di Vincenzo Scarpa, figlio di zio Natalino, e che trovarono un accordo con Giovanni Colonia del clan Gallo-Cavalieri per darci soddisfazione…ma passarono dei mesi e Aldo Gionta pressava dal carcere per eliminare zio Natalino”.

Tra le dichiarazioni che forse indurranno il pm - in occasione della prossima apertura del processo di secondo grado - a reiterare la richiesta di condanna all’ergastolo per il ‘boss-poeta’, anche quelle di Michele Luppo, altro collaboratore di giustizia ma affiliato ai ‘Cavalieri’. “In relazione all’omicidio di Natale Scarpa – così Luppo – sono a conoscenza del fatto che, per evitare lo scoppio di una faida, Giovanni Colonia si recò a Palazzo Fienga a casa di Gemma Donnarumma per raccomandarle di considerare chiuso l’episodio…la signora Gemma disse che non poteva dare una risposta subito, che doveva parlare con i carcerati. La risposta in un primo tempo fu negativa…”. I “carcerati”, infatti, “avevano detto che non volevano saperne niente e che volevano la testa di zio Natalino”.