Caduta l’aggravante del metodo mafioso, ma Immobile resta in carcere in attesa del processo.

E’ quanto stabilito dal tribunale di Bari, che si è pronunciato sulla custodia cautelare in carcere di Gennaro Immobile. Depositato il verdetto: per l’imputato, difeso dall’avvocato Elio D’Aquino, resta la misura cautelare del carcere per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

LA RICOSTRUZIONE. L’uomo, originario di Torre Annunziatafu arrestato il 6 giugno scorso nell’ambito dell’operazione “Ares”, coordinata dalla Dda di Bari e che ha permesso l’arresto di 54 persone per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Il 27 giugno scorso era stata depositata la richiesta di annullamento dell’ordinanza per mancanza di gravi indizi. Il legale di Torre Annunziata ha insistito, in particolare sull’aggravante del metodo mafioso (art. 416 bis c.p., ndr).

Caduta l’aggravante, si smonta di molto l’impianto accusatorio a carico di Immobile. Inizialmente l’uomo era stato accusato di far parte di uno dei clan della zona di Bari. Ora a suo carico resta il reato relativo al traffico di sostanze stupefacenti che poi verrà discusso con rito ordinario, con la prima udienza del processo che non è stata ancora fissata. Nei prossimi giorni la difesa presenterà istanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari.

L’OPERAZIONE ARES.  Le indagini hanno comportato un’imponente manovra investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica reggina, diretta dal dott. Giovanni Bombardieri. Partite nel 2015 dopo alcuni episodi di sangue a San Severo, gli inquirenti hanno accertato il traffico di stupefacenti gestito dai gruppi criminali locali, compresi i relativi canali di approvvigionamento dall'estero, anche dall'Olanda. È la prima volta - si è appreso poi da fonti investigative - che è stata contestata l'associazione di tipo mafioso alla criminalità organizzata di San Severo, riconosciuta come autonoma e indipendente rispetto alle organizzazioni mafiose di Foggia.

la strategia difensiva