Torre Annunziata. E’ il giudice Maria Aschettino, della diciassettesima sezione gip del Tribunale di Napoli, che ordinando la “restituzione all’avente diritto di un immobile sito in via Bertone 46, composto da un quartino, un ripostiglio ed un magazzino”, scrive oggi l’ennesimo capitolo legato al doppio sequestro di Palazzo Fienga.

L’ex covo del clan Gionta resta blindato in toto su ordine della Procura della Repubblica oplontina per “evidente pericolo di crollo”. Evidente proprio come l’ultima ‘spallata’ inferta dal gip al suo progetto di riqualificazione complessiva.

Ad essere scalfito dall’ultimo dissequestro, comunicato alla proprietaria di casa (un’anziana signora di Torre Annunziata, ndr) lo scorso 7 ottobre, resta solo il primo decreto di sequestro  del Palazzo, concesso dal giudice di Napoli su richiesta dell’Antimafia il 16 gennaio 2015.

Per la DDA partenopea, infatti, “le prove raccolte consentono di affermare che il clan Gionta ha imposto la propria forza intimidatrice a tutti gli abitanti dello stabile, anche ai non affiliati alla cosca”. Dunque restituire le case ai proprietari comporterebbe il rischio di una nuova ‘Fortapasc’.  Al contrario, sono già otto gli immobili formalmente ‘liberati’ in via Bertone. Perlopiù box o depositi “con accesso autonomo e da una strada diversa. In tali casi, il collegamento con il reato si fa ancora più evanescente”.

E’ su queste motivazioni che si gioca la vera partita. Quella legata al progetto di recupero di Palazzo Fienga. Progetto già consegnato dal sindaco di Torre Annunziata, Giosuè Starita, nelle mani del Ministro della Giustizia Andrea Orlando: “trasformare l’ex covo di camorra in Palazzo Giancarlo Siani”. Una cittadella della memoria e della legalità, in pratica, con tanto di biblioteca comunale ed alloggi per le forze dell’ordine.

“L’ultimo dissequestro – così in una dichiarazione congiunta gli avvocati Gennaro Maresca e Michele Di Lorenzo, legali di molti dei legittimi proprietari – è solo la riprova del fatto che prima di ogni schema di riqualificazione pubblica occorrerà fare i conti con i diritti di chi, a Palazzo Fienga, ci abitava soltanto”. Persone oneste in soldoni. Non legate in alcun modo al clan di camorra che per anni, in via Bertone e in quel Palazzo, ha nascosto armi, progettato raid, studiato vere e proprie spedizioni punitive con base logistica a Torre Annunziata.

Dimostrare la “mancata pertinenzialità” globale di Palazzo Fienga, rispetto al vincolo di associazione camorristica, aprirebbe ad una sorta di “class-action”. Un’azione giudiziaria forte, già messa in campo dai cosiddetti occupanti ‘per bene’ dell’immobile. Tutti pronti, coi  singoli dissequestri, a bloccare la confisca dell’ex covo del clan Gionta, chiedendo infine un maxi-risarcimento per l’esproprio da parte dello Stato.