Torre Annunziata. “Restituire quattro immobili di Palazzo Fienga (tra cui un box e un deposito, ndr) agli aventi diritto”. Nuovo capitolo sul sequestro dell’ex covo di morte e di camorra del clan Gionta. A scriverlo è il giudice Maria Aschettino, della diciassettesima sezione gip del Tribunale di Napoli, che restituisce a due proprietari (difesi dagli avvocati Gennaro Maresca - Michele Di Lorenzo ed Ippolito Matrone) case e box in via Bertone 46.

Quattro immobili, murati dal Comune su richiesta dell’Antimafia il 16 gennaio 2015, per il giudice vanno ‘liberati’. “I proprietari non sono dei camorristi” - la motivazione in soldoni del provvedimento - . Provvedimento ‘fotocopia’ dell’ultimo dissequestro concesso dallo stesso gip lo scorso 20 ottobre. In quel caso, fu ordinata la “restituzione di un immobile sito in via Bertone, con accesso autonomo e da una strada diversa (l’adiacente via Castello), composto da un quartino, un ripostiglio ed un magazzino”.

Il quinto dissequestro in meno di un mese rappresenta l’ultimo tentativo di ‘spallata’ alla tesi dell’antimafia di Napoli, che anche in base alle dichiarazioni dei pentiti Vincenzo Saurro e Aniello Nasto, riuscì in inverno a ‘blindare’ l’ex covo di camorra perché “solo al ballatoio al primo piano di Palazzo Fienga” si escludeva la presenza di soggetti vicini od affiliati al clan Gionta.

L’ex fortino di camorra, che nelle intenzioni del sindaco di Torre Annunziata Giosuè Starita “va trasformato in cittadella giudiziaria”, con appartamenti per poliziotti e carabinieri, resta sotto sequestro: a ‘blindarlo’ un altro sequestro. Quello ordinato dalla Procura della Repubblica, in base a relazioni di periti universitari che ne hanno attestato “ampie fratture da parte a parte delle pareti murarie…volte di copertura degli ambienti al piano terra lesionate…parapetti distaccati…intonaci su pareti verticali e orizzontali disgregati”. I proprietari "non camorristi", dopo la vittoria dinanzi al gip, chiederanno tutti il risarcimento dei danni subiti.