Un'indagine complessa, finalizzata - come scrive in una nota stampa il Procuratore della Repubblica di Nola, Paolo Mancuso - "a disarticolare un sistema finalizzato a commettere plurimi reati fallimentari". E' così finito oggi nei guai Armando Manzi, già amministratore di "Villa Manzi s.r.l", società operante nel settore della ristorazione ed in liquidazione volontaria, poi trasformatasi in "Irpinia Catering". Nome cambiato nel 2011, così come il capitale sociale della società (ridotto da 90mila a 12mila euro) senza però contemporaneamente estinguere i suoi debiti. La Procura segue la pista della bancarotta fraudolenta in concorso (coinvolti nell'inchiesta anche alcuni familiari dello stesso Manzi). "Gli elementi raccolti - scrivono infatti gli inquirenti - sono sufficienti a costruire una solida piattaforma indiziaria, apparendo i trasferimenti finalizzati all'unico scopo di sottrarre la compagine sociale, in realtà mai passata di mano a terzi, alle azoni di recupero dei creditori".

Le indagini hanno accertato che Armando Manzi, nonostante le cessioni, avrebbe di fatto conservato la diretta gestione dell'attività accumulando, dal 2005 al 2010, il passivo record di 2.292.140,38 di euro. Oggi, la Finanza di Nola ha eseguito il decreto di sequestro emesso dal Gip del Tribunale. In basso le immagini dell'operazione.

 

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