Piano Napoli di Boscoreale. Una zona che, dall’inizio degli anni ‘80, in cui furono istituiti alcuni rioni nei paesi vesuviani per dare ospitalità alle famiglie napoletane terremotate, manifesta tutta una serie di problematiche che hanno finito per contagiare il tessuto sociale della cittadina. In questo contesto di difficoltà che, in tante circostanze, sfocia nell’illegalità, opera da ormai quattro anni don Tommaso Ferraro, parroco del Santuario della Madonna Liberatrice dai Flagelli, impegnato nella cura delle anime di quel territorio. “Rispetto a quattro anni fa, - spiega don Tommaso - tante cose bollono in pentola. Sono ritornate qui, nella Pasqua di quest’anno, quattro suore delle Piccole Ancelle di Cristo Re, che alloggiano nella struttura situata di fronte al Santuario. Altro elemento positivo è che, dall’ottobre del 2013, il Santuario, grazie agli aiuti della CEI, ha acquistato la struttura dell’ex comando dei vigili. E’ programmato quest’anno, al suo interno, un campo estivo che avrà inizio il 17 giugno per terminare l’8 agosto, con la speranza di togliere dalla strada un po’ di bambini dai 4 ai 12 anni”.

Il lavoro da svolgere per completare la sua missione è imponente, ma don Tommaso non demorde: “Mi sono reso conto che se il Santuario fa qualcosa, si muovono le acque. In questa realtà, il Santuario diventa l’unico centro di aggregazione e di attività. Il 9 maggio ci sarà la presenza di un gruppo di visitatori in occasione del Maggio dei Monumenti. C’è bisogno di buona volontà da parte di tutti, ma soprattutto della gente che vive qua. Oltre a preoccuparci della cura delle anime, scendiamo in campo per tutelare questo territorio. A volte è facile, a volte è difficile, a volte è pesante e ci si sente un po’ soli, ma con l’aiuto di Dio tutto si risolve”.

La morte di Mauro Buonvolere, ragazzo di 21 anni, assassinato lo scorso mese di febbraio, ha lasciato un segno indelebile sia nel sacerdote che nella comunità tutta. A tal proposito, ricorda il parroco che “dopo quest’episodio, negli occhi dei ragazzi giace la paura, perché, al di là di quello che si è fatto nella vita, non si può morire a 21 anni. C’è tanta brava gente ed io combatto per loro, anche se nel quartiere si respira un’aria diffidente. Negli ultimi anni ci sono stati tanti arresti e tutto questo, nel piano Napoli, si è tradotto in una insolita situazione di quiete; in alcuni momenti, è quasi una situazione fantasma”.

Don Tommaso, tuttavia, è costretto a far fronte a continui episodi di intimidazione che non lo lasciano indifferente. “Le minacce capitavano e capitano ancora. Cerco di capire le motivazioni, cerco di spiegare che non va bene rubare o avere un simile stile di vita. Questi comportamenti provengono per lo più da ex detenuti che sono disperati. I problemi, presenti in ogni realtà familiare, sono tutti dovuti alla mancanza di lavoro”. Inoltre, nonostante siano passati tanti anni dalla costruzione del piano Napoli, “un’integrazione totale manca ancora. Le persone del posto si sentono abbandonate e, talvolta, subentra la mancanza di speranza che è la cosa che fa più male di tutte”. L’attenzione di don Tommaso si rivolge anche a tutte le istituzioni sia statali che clericali. “Vorrei che la situazione del piano Napoli fosse un problema maggiormente a cuore della Diocesi di Nola. La presenza del Vescovo c’è, ma occorrerebbe un piano diocesano per le tante parrocchie di frontiera, come quelle di Pomigliano e Ponte Citra. Un programma, un progetto pastorale, politico-sociale a cui possano partecipare tutte le realtà istituzionali. Non è un problema solo di Boscoreale, ma di tutte le Gescal”.

Nonostante il richiamo ad un maggiore sentimento verso il problema piano Napoli, don Tommaso evidenzia la vicinanza e la presenza delle forze dell’ordine: “Dire che si è abbandonati è sbagliato. Bisogna canalizzare e organizzare le forze disponibili per far fronte alle difficoltà. Non basta solo un evento, c’è bisogno di continuità e di una nuova mentalità”.