Con estorsioni, bombe, minacce e agguati ha seminato il panico a Torre Annunziata. Resterà in carcere per 20 anni. E’ quanto ha deciso la Corte di Cassazione per Pietro Izzo, uno degli elementi di punta del clan Gionta di Torre Annunziata.

Confermate le condanne a carico di altri 7 imputati, i quali avevano in cassato, complessivamente, 78 anni di carcere in Appello. Secondo l’Antimafia, gli accusati puntavano a rimettere in piedi uno dei più potenti e sanguinari clan della storia della camorra. Un tentativo di ricostruzione iniziato nel 2015. Pietro Izzo ha provato a riempire il vuoto dopo gli arresti del boss e dei generali del clan, con maggior ferocia.

Durante le indagini, è emerso anche un tentato omicidio, di un “cane sciolto” vicino alla camorra che non avrebbe versato ai nuovi boss la tassa sullo spaccio imposta da Izzo: nel 2015, a due passi dal Rione Poverelli, la vittima si salvò per miracolo. Il tutto, nel pieno dell’omertà e nell’assenza di denunce. Per il tentato omicidio, Izzo è stato assolto, ma è stato condannato per gli altri reati.