Pompei. Dagli scavi di Civita Giuliana, nuove scoperte sulla vita degli schiavi
Gabriel Zuchtriegel: Esseri umani trattati come macchine, ma l’umanità non si cancella
05-12-2025 | di Redazione
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Paradossi dell’antichità: gli schiavi delle grandi ville romane, considerati dai loro padroni semplici “strumenti parlanti”, in alcuni casi godevano di una dieta più ricca e bilanciata rispetto ai cittadini formalmente liberi. Un quadro già suggerito dalle fonti antiche e oggi confermato dalle più recenti scoperte negli scavi della villa di Civita Giuliana, a nord di Pompei.
Gli archeologi hanno lavorato grazie a un finanziamento di 140mila euro, previsto dalla Campagna nazionale di scavi a Pompei e in altri parchi nazionali, inserita nella Legge di Bilancio 2024 su proposta del Ministero della Cultura.
Fave, frutta e razionamenti: la dieta degli “strumenti di produzione”
Come pubblicato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei, in uno degli ambienti al primo piano del quartiere servile sono state ritrovate anfore piene di fave, una delle quali semivuota, e un grande cesto con pere, mele o sorbe. Una sorta di integrazione alimentare destinata a uomini, donne e bambini ridotti in schiavitù, costretti a vivere in celle di appena 16 metri quadrati, ciascuna con fino a tre letti.
Il padrone, consapevole del valore economico dei propri schiavi — veri e propri “strumenti di produzione” dal costo di migliaia di sesterzi — integrava la dieta a base di grano con alimenti ricchi di proteine e vitamine, essenziali per mantenerli in salute e produttivi.
La dispensa al primo piano aveva probabilmente una funzione doppia: proteggere il cibo dai roditori, già documentati nei locali del pianterreno privi di pavimentazione e consentire un controllo accurato dei razionamenti quotidiani, verosimilmente gestiti dai servi più fidati che alloggiavano ai piani alti.
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50 schiavi e 18 tonnellate di grano: una macchina produttiva perfetta
Gli studiosi stimano che il quartiere servile, uno dei più grandi conosciuti nel territorio pompeiano, potesse ospitare circa cinquanta lavoratori. Per alimentarli servivano ogni anno almeno 18.500 chili di grano, provenienti da campi estesi per circa 25 ettari.
Un sistema efficiente ma anche crudele, in cui la nutrizione degli schiavi era garantita più che per umanità, per mero calcolo economico: mantenere la forza lavoro in salute significava evitare cali produttivi e malattie.
Non mancavano però i paradossi: nelle campagne intorno a Pompei gli schiavi potevano mangiare meglio di molti cittadini liberi, spesso costretti a vivere di espedienti o a chiedere elemosina ai notabili della città.
Le nuove scoperte: porte, attrezzi e strutture del piano superiore
Le indagini si sono concentrate nel settore nord del quartiere servile, sotto l’attuale via Giuliana, portando alla luce le strutture del piano superiore della villa. Sono stati documentati quattro ambienti delimitati da tramezzi in opus craticium.
Tra i ritrovamenti più significativi:
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Il calco dell’anta di una porta a doppio battente, con ancora le borchie in ferro.
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Un attrezzo agricolo, forse un aratro a spalla o una stegola.
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Un grande battente di portone, probabilmente in fase di riparazione e rinvenuto vicino alla stanza del carpentiere.
Zuchtriegel: “L’assurdità del sistema schiavistico è sotto i nostri occhi”
«Esseri umani trattati come macchine, ma l’umanità non si cancella» commenta il Direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.
Il confine tra schiavo e libero, osserva, era più sottile di quanto sembri: “Respiravano la stessa aria, mangiavano le stesse cose, a volte persino meglio dei cosiddetti liberi. Non sorprende che filosofi come Seneca o san Paolo vedessero nella schiavitù un concetto che riguarda tutti, allora come oggi”.
Una riflessione attuale, visto che — ricorda Zuchtriegel — oltre 30 milioni di persone nel mondo vivono ancora oggi in forme di schiavitù moderna.
Una villa saccheggiata per anni: ora parte il progetto di valorizzazione
La villa di Civita Giuliana è al centro di un’intensa attività di ricerca dal 2017, sviluppata in collaborazione con la Procura di Torre Annunziata per fermare il saccheggio illegale che per anni ha devastato il sito.
Le indagini 2023-2024 hanno esplorato per la prima volta la zona tra il settore residenziale e quello servile, confermando molte informazioni emerse dalle indagini giudiziarie.
Intanto prosegue il progetto “Demolizione, scavo e valorizzazione in località Civita Giuliana”, finanziato dal Parco Archeologico. Il piano prevede l’abbattimento di due costruzioni abusive e un ampliamento degli scavi, per ricostruire l’intera organizzazione del quartiere servile e mettere a punto nuove strategie di conservazione.
Un passo decisivo per restituire alla ricerca — e al pubblico — uno dei complessi più importanti e complessi dell’area pompeiana, dove la quotidianità degli ultimi rivela molto più della storia dei potenti.
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