Si scrive “ordinanza per la sicurezza pubblica”, si legge “caos amministrativo”, con il successivo conto, non è facile ironia, che pagheranno i locali della movida cittadina. Ormai quanto sta succedendo a Pompei ha dell’inverosimile: il sindaco Nando Uliano ha emanato la terza ordinanza in 22 giorni per le “limitazioni alle emissioni acustiche”. Insomma, avere un locale nel centro della cittadina mariana sta diventando molto complicato, ma non più per la crisi economica che dimezza la clientela quanto per correre dietro i regolamenti comunali.

Per le attività al chiuso, ha disciplinato il primo cittadino, “la diffusione di musica di intrattenimento è consentita fino alle ore 24, con protrazione di un’ora nei giorni di venerdì e sabato”. Ma, “con l’obbligo di ridurre il volume a partire da un’ora prima della chiusura”. Un passo indietro, quello di Uliano, rispetto al suo vice Pietro Orsineri che aveva esteso l’intrattenimento fino alle 2 di notte, includendo anche la domenica nel lungo weekend.

LA CRITICA.È un atto dovuto, anche se non si dice”. Commenta in tempo reale la consigliere di opposizione Maria Padulosi secondo la quale: “sono stati effettuati gli accertamenti degli organi competenti a seguito di esposti presentati dai residenti, fondato sul rispetto delle leggi e regolamenti che tutelano l’ambiente dall’eccesso di emissioni sonore”.

Di qui l’affondo all’amministrazione: “Si tratta di leggi, regolamenti e principi che chi avrebbe dovuto conoscere, richiamare e fare applicare, come troppo spesso sta succedendo, ha dimostrato di aver ignorato nella foga di confezionare un provvedimento, sì di sostegno alla movida pompeiana ma senza il contemperamento dell’opposto e superiore interesse della salubrità dell'ambiente”.

BOTTIGLIE IN VETRO. “Fino al 30 ottobre, dalle 23 alle 7 del giorno successivo, è fatto divieto di vendere o consumare bevande contenute in bottiglie di vetro”. Nella direzione del rispetto dell’ambiente è, invece, il passaggio dell’ordinanza che disciplina la vendita di bevande.

La nuova ordinanza

L'ordinanza 'sbagliata'