La querelle sulla ‘tassa di soggiorno’ a Pompei, finita fino a Roma nelle stanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è stata rispedita al mittente con un giudizio inappellabile: bocciata. Ebbene, la norma comunale che ha tenuto banco per qualche mese rimbalzando tra Ente e media ha ricevuto uno stop insindacabile: “Durante il 2016 occorre mantenere invariato il livello complessivo di pressione tributaria, attraverso un congelamento dei tributi. È quanto stabilito dalla legge 208 del 2015”. Ma, per essere ancora più chiari, il direttore del dipartimento delle Finanze, sfata ogni dubbio: “L’obiettivo del contenimento della pressione fiscale risulta indifferente rispetto al principio della residenza”. In parole povere, che una tassa sia su cittadini residenti o su viaggiatori, poco cambia: occorre non inserirla.

Già da diverso tempo, l’amministrazione Uliano sta pensando all’introduzione di una imposta che, gravando sui turisti che si fermano in città, possa rimpinguare le casse comunali, permettendo spese extra rispetto alle ristrettezze di bilancio. Di qui una battaglia tra maggioranza, opposizione ed associazioni di categoria sull’opportunità di varare la cosiddetta ‘tassa di soggiorno’, ovvero quel tributo che andrebbe a pesare per pochi euro nelle tasche dei visitatori che si fermano a dormire nella città mariana.

A nulla è valsa la levata di scudi. I consiglieri hanno ratificato, il 22 dicembre 2015, la delibera 76 che istituisce l’imposta ed il relativo regolamento. In un’assise semideserta, con la sola maggioranza a votare, l’atto è passato con 14 voti su altrettante presenze. La tassa, è giusto dirlo, era già stata approvato in una delibera di giunta nell'aprile dello scorso anno. Ma la recente lettera del Ministero appare a dir poco inappellabile. Facendo leva su un recente parere della Corte dei Conti (il 35 del 2016), si argomenta il motivo dell’inapplicabilità dell’introduzione di ulteriori forme di tassazione.

Approvata in giunta la 'Tassa di Soggiorno'