Sedicesima vendemmia fra gli antichi vitigni coltivati negli scavi archeologici di Pompei grazie agli studi del Laboratorio di Ricerche applicate della Soprintendenza archeologica della città campana. La coltivazione avviene in un'area limitata degli scavi, nei vigneti del Foro Boario, del Triclinio estivo, della Domus della Nave Europa, della Caupona del Gladiatore.

Le aree interessate ad oggi comprendono tutti i vigneti delle Regiones I e II dell'antica Pompei, per un'estensione di più di un ettaro ripartito su 15 appezzamenti di diversa estensione e per una resa potenziale di circa 30 quintali d'uva. Il progetto è condotto in convenzione con l'azienda vitivinicola Mastroberardino e l'Istituto Superiore di agraria "Vesevus Cesaro" di Boscoreale, nel quale sono impegnati giovani studenti. Il vino viene prodotto con uve "Piedirosso" e "Sciascinoso" secondo le tecniche di viticoltura di duemila anni fa; si chiama "Villa dei Misteri" ed è destinato a una distribuzione di nicchia ai più grandi ristoranti del mondo. Dal 1994 gli studiosi sono al lavoro per perfezionare le coltivazioni ispirate da attenti studi sulle iconografie degli apparati decorativi e testi letterari.

Il "Villa dei Misteri" è un vino dalle caratteristiche uniche e rappresenta uno dei modi per raccontare e far conoscere Pompei con la sua cultura e la sua tradizione. "Non è un'operazione commerciale - sottolinea il soprintendente di Pompei, Massimo Osanna - ma frutto di ricerca scientifica". L'attività fa parte dal punto di vista scientifico di uno dei tanti studi condotti dal Laboratorio di Ricerche Applicate della Soprintendenza che da sempre analizza le relazioni tra botanica e archeologia.