“Si chiede di rivedere le occupazioni di suolo pubblico attualmente in essere nell’area antistante il Santuario, onde evitare che le stesse vengano prorogate o reiterate”. Tradotto: i tavolini del ‘Bar del Santuario’ devono scomparire da Piazza Bartolo Longo. Il motivo? È presto detto: “assicurare le esigenze di tutela del patrimonio”. È l’invito che il direttore generale degli scavi di Pompei, Massimo Osanna, ha inviato al commissario prefettizio della città, Donato Cafagna. Il testo integrale è contenuto in una mail spedita via pec allo stesso reggente di Palazzo De Fusco, agli uffici del Comune, alla Polizia Locale ed alla Delegazione Pontificia.

“Quanto ha scritto la soprintendenza per Piazza Bartolo Longo è qualcosa di cui ancora stento a credere. Nelle immediate vicinanze degli scavi, penso a Porta Marina superiore o Piazza Esedra, c’è uno scempio che dura da decenni. Eppure, si fa finta di nulla”. Scende sul piede di guerra Gianluca Machetti, presidente della Confesercenti locale, in risposta alla lettera scritta dal direttore Osanna. “È più indecoroso il numero esiguo dei bagni per turisti negli scavi – va giù duro il numero uno dei commercianti – piuttosto che le attività in Piazza che sono in regola”. Poi aggiunge: “Non ho mai sentito parlare di decoro per Piazza San Marco a Venezia, nonostante la Serenissima sia una delle città più visitate d’Italia”.

Rammarico e sconcerto per Pietro Nina, tra i titolari dell’antico hotel e bar che affaccia sul sagrato del Santuario mariano. “Fino ad oggi, con la mia famiglia, ci siamo impegnati a riqualificare una struttura dando maggior lustro all’intera Piazza Bartolo Longo. Ci siamo fatti carico di un investimento considerevole, tuttavia riceviamo questa batosta che ci costringe a ridimensionarci senza alcun motivo”.

Nello specifico, l’imprenditore sottolinea come, “non c’è stato contestato il colore delle sedie o il materiale, i gazebo utilizzati piuttosto che i tavoli. Vogliono semplicemente che non li teniamo sul suolo della Piazza”. Quindi conclude, “è una disposizione che danneggia l’attività economica e mortifica il lavoro”.