Pompei. A processo cambia il giudice, nuovo rinvio in tribunale e rischio prescrizione vicinissimo per il presunto scandalo sui lavori al Teatro Grande degli Scavi, conclusi nel 2009 e costati oltre 8 milioni di euro, anziché i 449mila euro previsti dal progetto. Tra i sette imputati anche l’ex commissario della Protezione Civile Marcello Fiori, attuale coordinatore dei club di "Forza Silvio" e dal 2008 al 2010 direttore straordinario per l’emergenza Pompei: truffa, frode e abuso d’ufficio le accuse mosse a vario titolo dal pm della Procura oplontina Rosa Annunziata.

Al centro dell’inchiesta, che portò pure ad un sequestro conservativo della Corte dei Conti ai danni di Fiori (per beni pari a circa 6 milioni), ipotetiche forniture-extra legate ai lavori realizzati per il restauro e gli allestimenti scenici del Teatro Grande di Pompei. Lavori affidati alla “Caccavo srl”: un “difetto” di “omessa indicazione del capo di imputazione” ha permesso all’azienda che realizzò i lavori di tornare al punto di partenza. Il fascicolo sui presunti illeciti amministrativi, commessi dalla società, è infatti già tornato dinanzi al gip. 

Insieme a Fiori, ex-uomo di fiducia di Guido Bertolaso (estraneo alla vicenda), alla sbarra dinanzi ai giudici del tribunale di Torre Annunziata ci sono la titolare della ditta esecutrice dei lavori, Annamaria Caccavo; poi i diversi tecnici e responsabili Antonio Costabile (ingegnere, progettista esterno per gli impianti elettrici), Luigi D’Amora (direttore), Lorenzo Guariniello (progettista esterno della struttura commissariale per le opere finalizzate al rilascio del certificato prevenzione incendi), Salvatore Palazzo e Vincenzo Prezioso (ingegnere, progettista esterno per le strutture).

Solo a maggio si conoscerà se il processo entrerà davvero nel vivo: ad ormai 6 anni di distanza dall’inaugurazione del restauro – culminata a giugno 2010 con il concerto del maestro Riccardo Muti – il cui costo lievitò dai 450mila euro iniziali dell’aggiudicazione fino a circa 8 milioni. Il tutto avvenne durante la gestione commissariale dell’area archeologica, affidata prima al defunto prefetto Renato Profili e poi proprio a Marcello Fiori.