“Si vuole regalare il simbolo del Pd a un sindaco sfiduciato dallo stesso partito, al quale non risulta nemmeno iscritto. Un sindaco che fino a quando è rimasto in carica è stato inerte e sottomesso ai dettami dei dirigenti. Proporre Amitrano nuovamente come candidato sindaco è un atteggiamento irricevibile, oltre che provocatorio. Uno schiaffo alla coerenza che rinnega e rischia di far sparire il Pd da Pompei”.

L’ex capogruppo consiliare del Pd a Pompei Bartolo Martire non ci sta e irrompe con decisione nella bagarre che vede contrapposti i vertici provinciale del Pd con quelli locali.

“Il segretario provinciale e alcuni membri della segretaria ci hanno accusato di non aver condiviso con loro la scelta di sfiduciare l’amministrazione Amitrano – ha spiegato Martire -. Cosa anche questa non corrispondente al vero. Sarracino ci aveva chiesto 3 giorni di tempo per riaprire il tavolo delle discussioni. Poi, la sorpresa con la concessione del simbolo del Pd allo sfiduciato Pietro Amitrano. Il che corrisponde in sostanza a sfiduciare, al contrario, il gruppo dirigente locale e di conseguenza i quattro consiglieri democraticamente eletti, nonché l’intera sezione locale”.

Dichiarazioni che infiammano la campagna elettorale alle porte. Martire si è scagliato poi contro lo stesso Amitrano, colpevole, secondo lui, di non sapere con quali forze si dovrebbe presentare alla prossima tornata elettorale: “Ci chiediamo come sia possibile che il PD non provi imbarazzo nel sapere che Amitrano si candiderà a sindaco con un cartello formato da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. Sono già pronti a camuffare i simboli di partito – ha concluso Martire - e presentarsi con delle civiche formate, però, dalle stesse persone. Questa presa di posizione pregiudica la credibilità dei vertici provinciali”.

la scelta

la polemica

Il dietrofront