Il terremoto politico che ha investito Pompei dopo la scomparsa del sindaco Carmine Lo Sapio non accenna a placarsi. Anzi, si trasforma ora in una vera e propria vertenza istituzionale che supera i confini dell’aula consiliare e approda sul tavolo del prefetto di Napoli, Michele Di Bari.

I consiglieri di opposizione Salvatore Caccuri, Angelo Calabrese, Luisa De Angelis, Stefano De Martino, Domenico Di Casola, Alberto Robetti, Michele Troianiello e Marino Veglia hanno infatti formalmente scritto al rappresentante del Governo, chiedendo lo scioglimento del Consiglio comunale di Pompei e la conseguente nomina di un commissario prefettizio che possa traghettare l’ente verso nuove elezioni.

Una richiesta pesante, motivata da quello che gli esponenti di minoranza definiscono senza mezzi termini uno stato di “totale paralisi” dell’organo consiliare. I numeri, del resto, parlano chiaro: otto consiglieri a sostegno dell’amministrazione e otto all’opposizione, dopo il passaggio di Stefano De Martino tra i banchi della minoranza e quello di Raffaele Marra in maggioranza (determinando un altro “unicum” con la presenza di Partito Democratico e Fratelli d’Italia nello stesso gruppo. Un equilibrio che, nella sostanza, potrebbe rendere impossibile qualsiasi decisione politica.

Ma non è solo una questione aritmetica. Nella lunga e dettagliata lettera inviata al prefetto, i consiglieri denunciano presunte gravi violazioni di legge avvenute durante l’ultimo Consiglio comunale, convocato a ridosso della morte del sindaco Lo Sapio. Al centro della contestazione c’è il ruolo del vicesindaco Andreina Esposito, che – secondo l’opposizione – avrebbe votato le delibere come se fosse componente del Consiglio comunale, determinando l’approvazione di numerosi punti all’ordine del giorno con un margine di 9 voti contro 8.

Una forzatura giudicata illegittima alla luce del Testo unico degli enti locali, dello Statuto comunale e di consolidati pareri del Ministero dell’Interno e del Consiglio di Stato. “Il sindaco – si legge nell’esposto – non può essere sostituito dal vicesindaco nelle funzioni di componente di un’assemblea elettiva”. Eppure, secondo i firmatari, proprio su questo presupposto si sarebbe retta l’approvazione di ben 18 delibere, tutte viziate dal voto ritenuto non legittimo della vicesindaca, con l’avallo del segretario comunale e del presidente del Consiglio.

A rafforzare ulteriormente la posizione dell’opposizione, nella lettera viene richiamato anche quanto pubblicato sul sito ufficiale del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali. Nella sezione dedicata alla “Partecipazione, con diritto di voto, del vicesindaco alle sedute di consiglio in comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti” si chiarisce, in linea generale, che sussiste un’incompatibilità tra la carica di assessore e quella di consigliere comunale: di conseguenza, il vicesindaco, in caso di decesso del sindaco, non può esercitare le funzioni di componente del Consiglio comunale né avere diritto di voto. Un orientamento che renderebbe ancora più evidente l’illegittimità delle votazioni contestate.

Un quadro che l’opposizione definisce allarmante e che, a loro dire, rende inevitabile l’intervento prefettizio. Il prefetto Michele Di Bari ha preso atto della segnalazione e ha già avviato un’istruttoria per verificare la fondatezza delle contestazioni e la tenuta giuridica degli atti approvati.

Ora lo sguardo è puntato sul 29 dicembre, data della prossima seduta consiliare, chiamata ad approvare snodi fondamentali come le tariffe Tari 2026 e il bilancio di previsione 2026/2028. Proprio quei punti che, nella precedente seduta, hanno già mostrato tutta la fragilità di un Consiglio spaccato a metà e sospeso su un crinale istituzionale sempre più sottile.

Gli scenari restano aperti, ma una cosa appare certa: Pompei vive una delle fasi più delicate della sua storia amministrativa recente.

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