“Mio padre beveva. Era sempre violento anche coi miei fratelli. Una notte, il 1 agosto me lo ricordo, mamma gli gridò ‘lasciami stare’ e venne nella mia cameretta. Papà aprì la porta, la prese per i capelli. Mamma cadde a terra. Mi misi in mezzo, chiamai i carabinieri. Loro ci salvarono”.

Piange, piange a dirotto Rosa. Lei ha appena 22 anni. Occhiali da sole in testa nonostante la pioggia, jeans stretti, maglia larga blu e scarpe da ginnastica ai piedi: è una ragazzina. Nelle mani oggi in tribunale, a Torre Annunziata, Rosa stringe un “cleanex” fradicio dalle lacrime.

Lacrime per quelle sere d’inferno vissute a casa, in via Mariconda a Pompei. Per il pm della Procura oplontina, Barbara Lauri, suo padre, Gennaro Cascone (48), aveva una fissa: “i rapporti anali”. Rapporti che la moglie rifiutava. Sempre. L’uomo, accusato di tentata violenza sessuale, allora andava in bestia.

“Gridava a mamma p….a, vieni di là racconta Rosa da testimone ai giudici della prima sezione penale - . Non accettava che mamma non volesse. Io avevo sempre l’ansia di tornare a casa. Una volta all’ingresso vidi la cristalliera a pezzi e un mezzo bicchiere rotto. Tenevo il cellulare a portata di mano, anche quando me ne andavo a Napoli. Ero sempre pronta a chiamare i carabinieri. Per me, mamma e i miei fratelli (di soli 17 e 20 anni, ndr) loro erano l’unica speranza”.

Un racconto-choc, che convince il pm a contestare un nuovo capo d’imputazione a carico di Cascone (accusato di tentata violenza sempre ‘solo’ ai danni della moglie). Ma il dramma psicologico di Rosa è evidente: “Io ricordo tutto, perché scrivevo sempre tutto. Scusate se oggi ho pianto – così la ragazzina al presidente del Collegio Maria Laura Ciollaro - . Per me oggi è stata davvero dura”.