Pompei. Rapinavano commercianti di costosi “Rolex”, adescandoli in città con una vera e propria trappola: condannata la banda che si serviva del rampollo di un imprenditore della “Pompei bene”, per attirare amici e conoscenti nella rete dei suoi complici (vedi video arresti).

LA SENTENZA. Cinque anni di reclusione a Simone Langella, 37, figlio di un facoltoso imprenditore attivo nella città mariana. A cinque anni e sei mesi ciascuno, invece, la condanna per i due complici Vincenzo e Tommaso Esposito, padre e figlio originari di Cercola, rispettivamente di 51 e di 28 anni. Queste le condanne inflitte dai giudici del Tribunale di Torre Annunziata.

L’INCHIESTA. Gennaio 2015, via Aldo Moro, periferia sud di Pompei. Due commercianti torresi di orologi di lusso sono rapinati da altrettanti uomini a volto coperto. Uno di questi ha una pistola. Ingente il bottino: 7 “Rolex” modelli “Daytona” e “Oyster Perpetual Date Just” colore argento, completi di certificato di garanzia e del valore di 17mila 200euro; denaro contante, un telefono cellulare. Scattano le indagini, è caccia alla banda.

Un mese e mezzo dopo la rapina gli agenti del commissariato di polizia di Pompei, agli ordini del vicequestore aggiunto Maria Rosaria Romano, ricostruiscono il “sistema Rolex”. Sono in 4 a finire in manette. Secondo l’inchiesta, Langella (assieme al pregiudicato stabiese Pasquale Sicignano, 47anni, poi spedito ai domiciliari) sarebbe stato l’insospettabile “basista”. Avrebbe fatto scattare la trappola per le due vittime, scelte con cura in precedenza, portandole in città con il pretesto dell'acquisto di un Rolex; terminata la trattativa, a compiere materialmente il “colpo” ci avrebbero pensato Vincenzo e Tommaso Esposito.

I “Rolex” venivano piazzati sul mercato il giorno successivo, attraverso la vendita a collezionisti ed a rivenditori del settore. La polizia di Pompei, dopo il blitz all’alba dell’11 marzo 2015, recuperò la refurtiva a Roma, Torre del Greco e Napoli.

GLI ALTRI. Le indagini proseguono per mesi. I poliziotti sono sulle tracce di altri due presunti componenti della banda dei “Rolex”. Il 26 marzo 2015 a finire in manette è Pasquale Salvatore Di Ronza, 26enne di Cercola, resosi irreperibile dopo i primi 4 arresti. Il giovane è stanato mentre è ancora in pigiama all’interno di un’abitazione di Ponticelli. Nove mesi dopo Di Ronza il blitz scatta invece ai danni di Salvatore Esposito, 22 anni, originario di Massa di Somma. Anche Esposito, destinatario di un’ordinanza di custodia emessa dal Gip di Torre Annunziata, finisce ai domiciliari con l’accusa di rapina aggravata in concorso.

In foto, alcuni “Rolex” recuperati sul mercato  

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