POMPEI. Da carrozziere incensurato a fiancheggiatore della latitanza di Nicola Esposito “o’ mostro”, fino a una nuova condanna a 2 anni per ricettazione: è l’escalation criminale di Alfonso Cesarano (51, in foto), imparentato col super-boss di Ponte Persica Ferdinando, e ritenuto dagli inquirenti vicino allo stesso clan. Ad arricchire il suo “curriculum” sono stati i giudici del Tribunale di Torre Annunziata, che ieri gli hanno inflitto 2 anni di pena. Condannati, assieme ad Alfonso Cesarano e sempre per ricettazione, anche Giovanni Angellotti e Luigi Cesarano.

L'OFFICINA. Nella loro officina meccanica venne ritrovata un'auto rubata e mezza smontata. Il blitz scattò poco dopo la cattura del latitante Nicola “o’ mostro”, considerato nel 2014 il reggente del clan Cesarano. Esposito fu arrestato in casa di Alfonso Cesarano, poi condannato in primo grado a 6 anni e otto mesi per favoreggiamento della latitanza del boss. “O’ mostro” era sfuggito alla cattura nel 2013, quando i carabinieri notificarono diverse ordinanze di custodia in carcere agli affiliati al clan di Ponte Persica - al confine tra Pompei e Castellammare di Stabia - accusati a vario titolo pure di armi ed estorsioni, perpetrate nel mercato dei fiori di Pompei.

In cella dal 2001 al 2009 anche per associazione di tipo mafioso, Nicola Esposito (44) era stato inoltre condannato per il reato di procurata evasione. “O’ mostro” partecipò infatti alla evasione-beffa, dalla gabbia dell’aula bunker del Tribunale di Salerno, degli ergastolani Ferdinando Cesarano e Giuseppe Autorino, fondatore del clan di Ponte Persica. Entrambi, il 22 giugno 1998, fuggirono nel corso di un’udienza dibattimentale, infilandosi in un tunnel che alcuni complici avevano scavato dall’esterno. Il tunnel spuntava esattamente nella gabbia dalla quale Cesarano e Autorino dovevano assistere al processo in cui erano imputati.