Pompei. Bonifici per oltre 14miloni di euro, cifre da capogiro. “Circa 10milioni dalla gestione commissariale straordinaria, creata dal Consiglio dei Ministri con ordinanza 3692, e i restanti 4milioni, dalla Soprintendenza archeologica di Pompei, furono versati tra il 2008 e il 2010 nelle casse della “Caccavo srl” per i lavori al Teatro Grande degli Scavi”. Lavori il cui costo, la tesi del pm della Procura di Torre Annunziata, lievitò ben oltre i 450mila euro previsti dall’iniziale aggiudicazione dell’appalto. Il tutto avvenne durante la gestione commissariale dell’area archeologica, affidata prima al defunto prefetto Renato Profili e poi all’ex commissario della Protezione Civile Marcello Fiori.

Continua in tribunale, nonostante un vicinissimo rischio prescrizione, il processo sul presunto scandalo legato alle ipotetiche forniture-extra per gli allestimenti scenici del Teatro Grande di Pompei. Tra i 7 imputati (vedi link correlato, ndr) proprio l’ex Commissario Fiori, ora coordinatore dei club di "Forza Silvio", ma dal 2008 al 2010 direttore straordinario per l’emergenza Pompei. Alla sbarra anche l’ex titolare della ditta esecutrice dei lavori, Annamaria Caccavo. Truffa, frode e abuso d’ufficio, le accuse mosse a vario titolo dagli inquirenti.

LE CIFRE. “I soldi finirono sul conto corrente intestato alla società presso la Banca del Credito Cooperativo di Battipaglia. Ma, poco dopo, registrammo un flusso di denaro per oltre 2 milioni di euro sul conto personale di Annamaria Caccavo”. A svelarlo ai giudici è stato ieri il Maggiore del Nucleo Operativo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata, Marco Volpe. Il Maggiore, che dal 2004 al 2011 accertò “al registro fiscale entrate complessive di oltre 21 milioni di euro per la ‘Caccavo srl’ in gare d’appalto”, ha ricostruito in aula le cifre dell’inchiesta.

Ascoltato anche il Luogotenente Antonio Grimaldi, che iniziò a sondare i conti dopo l’esposto sui presunti “scempi” archeologici, presentato in Procura dall’ex assessore del Comune di Torre Annunziata, l’architetto Antonio Irlando, all’epoca membro dell’Osservatorio Patrimonio Culturale. “Il restauro nacque al di fuori della gestione commissariale – ha affermato Grimaldi - . Poi venne inserito da Profili e nel corso dei lavori si realizzarono due varianti per opere complementari”. La prima variante (da 250mila euro), affidata il 29 gennaio 2009 all’ATI di imprese costituita dalla capofila “Caccavo srl” e dalla “C.G. Costruzioni”. La seconda, ben più cospicua, con decreto numero 455 del 14 aprile 2010. “In quella circostanza – ha continuato il Luogotenente delle Fiamme Gialle – dopo un accordo tra il teatro San Carlo e la gestione commissariale vennero affidati direttamente alla ‘Caccavo srl’ lavori per 4milioni e 800mila euro più IVA”. Da lì, l’acquisto di container e di forniture per consentire la messa in scena di concerti e spettacoli all’interno del Teatro Grande.

NESSUN INVENTARIO. “Il 29 giugno 2011 sequestrammo container ed attrezzature. Una piccola parte era conservata anche in un magazzino della società a Pontecagnano – ha continuato Grimaldi - . Ricordo che la Soprintendenza non stilò alcun inventario ufficiale. Lo facemmo noi e le operazioni durarono molto. Ci mettemmo quasi un mese”.

ANCHE SOCIETA’ A PROCESSO. Rinviata a giudizio, con l’accusa di corruzione, anche la società “Caccavo srl”. Il fascicolo sui presunti illeciti commessi dall’azienda, infatti, era tornato al punto di partenza a causa del difetto di notifica di “un capo di imputazione”. I due processi, quello a carico dei 7 imputati, e ora anche della srl di Pontecagnano (in persona del suo legale rappresentante), saranno riuniti con ogni probabilità dinanzi allo stesso giudice.         

Il processo