Scappava dal maggio 2013, Salvatore Accarino, 62 anni, originario di Torre Annunziata, conosciuto in Lombardia come il “re dei rifiuti tossici”. La sua latitanza è finita a Tunisi, dopo essersi dileguato ai controlli delle forze dell’ordine per un arresto nel 2010. Accarino dovrà ora scontare un residuo di 12 anni per truffa, estorsione, riciclaggio e smaltimento di rifiuti tossici. Il suo passato è zeppo di ombre.

Dalla precoce “fuga” verso Milano, alla scalata ai soldi e al successo, nel settore dello smaltimento dei rifiuti con la sua Lombarda Servizi Ecologici srl, il passo è breve. Il primo arresto nel 2003, poi la prima condanna a 6 anni e 6 mesi con il divieto di operare, di nuovo, nel settore dei rifiuti. Il curriculum di Accarino prosegue e le “ombre” sulla sua vita si infittiscono con il successivo accostamento alla ‘ndrangheta calabrese che, solo nel 2010, si scoprì aver messo le mani su Milano, la capitale della Finanza “made in Italy”, al termine dell’operazione “Metallica” condotta dalla Dda lombarda. Un maxi-processo per droga, omicidi e estorsioni all’ombra del Duomo, finito con trentacinque condanne in totale e più di cento anni di carcere inflitti a quei “bravi ragazzi del bar Ebony”, all’angolo tra via Porpora e via Ampere.

Per gli inquirenti lombardi, il ricercato 62enne torrese era comunque riuscito a riprendere la sua attività illecita nel varesotto, piazzando lì un deposito di stoccaggio di rifiuti tossici pronti a viaggiare anche verso la “sua” Campania. Con la sua ditta, Accarino, faceva girare soldi. Tanti. Circa 400mila euro al mese, secondo le carte delle diverse inchieste in cui era coinvolto.