Domenico Scaramella ci indicò Antonio Cirillo come il killer di Maurizio Cerrato”. La rivelazione è arrivata da Sebastiano Somma, tenente dei carabinieri che coordinò le indagini sull’omicidio del 61enne in via IV Novembre a Torre Annunziata avvenuto per un parcheggio. Questa mattina il militare dell’arma è stato l’unico teste ascoltato in Corte d’Assise a Napoli dove si sta tenendo il primo filone processuale. Tra gli imputati, oltre già citato Domenico Scaramella, il fratello Giorgio, Antonio Cirillo e il padre Francesco.

LA RIVELAZIONE. Sebastiano Somma ha così risposto alle domande della pm Giuliana Moccia, con la quale ha ricostruito i tremendi attimi di quella sera. “Ero libero dal servizio, ma mi giunse una chiamata che ci parlava di un delitto che era avvenuto a Torre Annunziata. Arrivai all’ospedale di Castellammare intorno alle 21, e venni subito a conoscenza del fatto che Maurizio Cerrato fosse già deceduto. Sul posto c’erano Pierluigi Savarese, proprietario del Max Garage, Marco Salvi e Maria Adriana Cerrato, la figlia della vittima.

Proprio grazie a lei riuscimmo subito a produrre una prima descrizione dei fatti. Ci riferì di aver avuto un’accesa discussione per un parcheggio con Giorgio, aggiungendo che non aveva un occhio. Noi grazie a delle indagini, scoprimmo che proprio lui fu oggetti di un raid qualche mese prima al cimitero di Torre Annunziata nel quale subì la perdita. Successivamente la primogenita di Maurizio Cerrato ci indicò anche la presenza di una persona dalla barba rossiccia, che identificammo in Domenico Scaramella, fratello di Giorgio”.

La rivelazione più importante arriva dopo. Il giorno successivo si presenta spontaneamente in caserma proprio Domenico Scaramella. “Ammise che sul posto era presente Antonio Cirillo (poi reo confesso) e che era stato proprio lui a infliggere la coltellata al torace del custode degli scavi di Pompei che di lì a poco avrebbe perso la vita. Inizialmente non era stato identificato poiché non era tra le foto che presentammo a Maria Adriana. Venne individuato Antonio Venditto (prima incolpato dell’omicidio e poi scagionato), che era in casa sua assieme a Giorgio Scaramella quando fu trovato da noi”.

IL VIDEO CANCELLATO DEL GARAGE. Parole pesanti anche su Alessandro e Pierluigi Savarese, proprietari del Max Garage imputati nell’altro procedimento per favoreggiamento. Somma ammette la cancellazione delle immagini da parte del secondo. “Solo grazie alla perizia tecnica sul suo telefono sequestrato siamo riusciti a recuperare alcuni frame. All’inizio ci era stato detto che le telecamere non erano in grado di registrare. Poi accedendo al cloud ed entrando nella cache del cestino dello smartphone di Pierluigi, che aveva un’app apposita per controllare la videosorveglianza, scoprimmo che c’erano delle tracce. In particolare lui aveva visto e poi cancellato il documento video. Grazie a quei frammenti riuscimmo poi a collocare sulla scena anche Francesco Cirillo, padre del killer di Cerrato”.


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