Presunte estorsioni ai danni di Adolfo Greco, gli arresti degli ultimi giorni potrebbero rappresentare un assist per l’imprenditore stabiese. E’ quanto trapelato nel corso dell’ultima udienza del processo Olimpo a carico dell’imprenditore del latte di Castellammare di Stabia, dal 5 dicembre in carcere a Secondigliano. Quasi un anno di detenzione in cui Greco è risultato (fino alle ultime volte che ha deciso di comparire in videoconferenza, ndr) visibilmente dimagrito e provato dal regime carcerario al quale è sottoposto.

Nel corso dell’ultima udienza i legali difensori degli imputati (assieme a Greco, anche Michele e Raffaele Carolei, Luigi Di Martino, Attilio Di Somma e Umberto Cuomo, ndr) hanno posto alcune domande all’ispettore della squadra mobile di Napoli Diego Albrizio, responsabile di una parte delle indagini durate oltre 4 anni, da parte della sezione di Napoli e di Castellammare di Stabia.

Tema centrale, le presunte estorsioni perpetrate ai danni di Giuseppe Imperati ma anche a danno dello stesso Greco da parte del clan Cesarano, recentemente colpito da un’ordinanza per estorsioni ad attività commerciali nella periferia stabiese. Altro tema toccato è stato l’incontro con la vedova del boss D’Alessandro Teresa Martone. Incontri e richieste che però, secondo gli avvocati difensori, hanno descritto Adolfo Greco “non come figura apicale della gerarchia organizzativa criminale e, nello specifico, in nessuno dei casi è apparso legato ai clan operanti sul territorio”.

Ad avvalorare questa tesi, l’episodio risalente ad alcuni anni prima in cui l’imprenditore stabiese fu “minacciato con un’arma da fuoco, gli fu bruciata un’automobile e persino pedinato da camorristi appostati dinanzi alla sua abitazione”. Tutti temi questi che verranno con ogni probabilità rimessi in campo in occasione della prossima udienza, in programma martedì 10 dicembre, seduta in cui verrà ascoltato l’ispettore Savarese del commissariato di Polizia di Castellammare di Stabia.