Le dichiarazioni di Salvatore Belviso hanno aggravato la posizione di Adolfo Greco. Secondo il pm, grazie ai riscontri effettuati sulle sue dichiarazioni, sono stati ricostruiti i rapporti che Greco ha tessuto con la criminalità organizzata locale. E’ quanto emerso nell’ultima udienza del processo nato dall’operazione Olimpo, a carico dell’imprenditore stabiese e di altre 5 persone, Michele e Raffaele Carolei, Umberto Cuomo, Luigi Di Martino e Attilio Di Somma.

LA DEPOSIZIONE. Nell’aula Siani ha testimoniato Diego Albrizio, l’ispettore della Squadra Mobile di Napoli. “Le indagini effettuate hanno permesso di legare il nome di Greco al clan D’Alessandro – ha raccontato in aula Albrizio -, soprattutto nelle operazioni relative alla riqualificazione dell’ex area industriale Cirio nella periferia stabiese”. Una ricostruzione, ha poi spiegato l’ispettore, che avrebbe trovato riscontro in alcune sentenze riguardante l’intestazione fittizia di beni immobili a nome di Adolfo Greco in concorso con Antonio Tobia Polese (condanna in primo grado nell’85 a 5 anni, ridotta in appello a 2 anni e 6 mesi, ndr).

Oltre 1 ora e mezza di discussione, in cui il pm della Dda Cimmarotta ha chiesto ad Albrizio di ricostruire tutti i legami di Greco con i clan operanti sul territorio dei Monti Lattari, anche attraverso i riscontri effettuate con le indagini sulle condanne passate.

LE UTENZE CONTROLLATE. Rese note le utenze telefoniche finite sotto osservazione dal commissariato di polizia di Castellammare di Stabia: i recapiti della Cil, la società di commercio industriale del Latte riconducibile al Greco, l’utenza della casa di Sorrento intestata a sua moglie, 2 cellulari di Greco e altre 2 utenze cointestate ai coniugi Greco. “Il risultato di queste intercettazioni – ha spiegato in aula l’ispettore Albrizio – è stato quello di aver confermato i rapporti con i vari esponenti criminali, non come vittima ma come figura di spicco e di parità con gli altri clan, in diversi casi operante addirittura da regista”. Una deduzione tratta anche dai pedinamenti effettuati il 6 luglio 2015 quando Francesco Afeltra e Umberto Cuomo si sono recati negli uffici della Cil per incontrare lo stesso Greco. “L’obiettivo dell’incontro – ha dichiarato Albrizio – era quello di ammonire il clan Afeltra sulle condotte tenute nei confronti di Giuseppe Imperati, un imprenditore di Agerola nel settore del burro e dei latticini”.

LA PROSSIMA UDIENZA. Su richiesta espressa della difesa, il resto delle intercettazioni saranno discusse al termine della perizia ancora in corso d’opera. Dal 23 luglio, infatti, i periti Teresa Verde e Alberto Porto sono all’opera per la trascrizione delle captazioni telefoniche da portare all'udienza del 22 ottobre. Per il 15 ottobre, invece, prevista la prossima udienza, in cui è stato programmato il controesame della difesa nei confronti dell’ispettore Albrizio.

il processo